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Omicidio di Vignola. Sentita dagli inquirenti anche la moglie della vittima Paola Bergamini. Chiariti alcuni aspetti dell’aggressione, ma non il movente.

Ha chiarito alcune circostanze dell’aggressione ma non ha saputo fornire un possibile movente Paola Bergamini, moglie di Sergio Manfredini, l’uomo ucciso brutalmente da don Giorgio Panini la vigilia di Natale, e rimasta ferita a sua volta nella colluttazione. La donna, che qualche giorno fa ha lasciato il reparto di rianimazione del Policlinico, è stata interrogata dai carabinieri e dal sostituto procuratore aggiunto di Modena Lucia Musti. Un racconto sofferto e difficile, Paola Bergamini sta migliorando ma non ha ancora superato lo choc per l’accaduto e ha ancora alcuni vuoti di memoria. Agli inquirenti e agli investigatori ha raccontato di essersi svegliata improvvisamente nella notte, di avere visto una persona incappucciata, poi chiarirà che si trattava di un uomo con cappello, sciarpa e guanti. Ovviamente ha pensato a un ladro ed è scappata cercando rifugio nel bagno. Quando ne è uscita si era già consumata la prima parte della mattanza: non un ladro ma don Giorgio, l’amico di sempre, aveva già ucciso a coltellate Sergio Manfredini ed era in atto la colluttazione con il  figlio Davide. A quel punto anche Paola Bergamini ha cercato di fermare la furia del sacerdote, rimediando una profonda ferita alla gola che tuttora la costringe in ospedale. Se la dinamica dell’omicidio si va ormai delineando – la testimonianza della moglie della vittima avrebbe fornito agli inquirenti un’ulteriore prova della premeditazione del delitto – restano ancora molte ombre sul movente. La stessa signora Bergamini non è stata in grado di fornire una spiegazione per il comportamento di Don Giorgio. Carabinieri e magistrati restano però convinti che le risposte arriveranno dalle analisi dei conti correnti e dei beni che i due amici condividevano.   


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