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Si è riservata di decidere sull’arresto domani mattina il giudice Paola Lo Savio, che oggi ha ascoltato il lungo racconto di don Giorgio Panini, il parroco di Vignola accusato di avere ucciso l’amico fraterno Sergio Manfredini.

Un racconto non lineare, con tanti, evidenti, buchi di memoria, lucido e fermo quando ricostruisce la serata, le chiacchiere con gli amici e la partita a carte e poi il vuoto su quello che è accaduto dopo. Don Giorgio Panini ricorda di aver fatto fatica ad addormentarsi la sera dell’antivigilia, con il disagio di una fortissima sudorazione e un senso di angoscia che non riusciva a spiegarsi, poi la decisione: “Vado di là e parlo con Sergio”. Quel che è successo dopo resta un mistero, conferma anche oggi l’avvocato difensore Domenico Giovanardi. Più che una ricostruzione, sono flashback: don Giorgio ricorda di avere avuto in mano un candelabro, probabilmente lo stesso che poi ha utilizzato Davide Manfredini per fermarlo, quindi il coltello ma non riesce a spiegarsi o per lo meno non racconta agli inquirenti che cosa lo abbia armato. “Se mi dite che l’ho fatto, l’avrò fatto senz’altro” – ha continuato a ripetere anche oggi affranto il sacerdote, senza però fare luce sul movente. Per l’avvocato Giovanardi è una tragedia della follia, un evento irripetibile, che forse nasconde un problema fisiologico maturato negli anni. Per questo ha chiesto al giudice di non convalidare il fermo (non esiste per il legale il pericolo di fuga o di reiterazione del reato, nemmeno la possibilità di inquinare le prove) e la remissione in libertà del religioso, in risposta alla richiesta di convalida e di custodia cautelare in carcere avanzata dal pubblico ministero Mariangela Sighicelli. Don Giorgio ha sicuramente bisogno di cure, pesano le conseguenze del forte trauma cranico subito e gli stessi medici del Policlinico hanno intenzione di sottoporlo a una valutazione psichiatrica: il parroco 57enne è un uomo distrutto – lo dicono i familiari, gli amici e i sacerdoti che gli sono in questo momento vicino. Si teme possa tentare di togliersi la vita. Le indagini Dal punto di vista investigativo restano ancora molti gli aspetti da chiarire: gli inquirenti non credono alla versione di un raptus improvviso, di una reazione a corto circuito come sostiene la difesa, e continuano a indagare sulla vita privata del sacerdote e sui suoi rapporti con i Manfredini, la famiglia che da più di 20 anni lo ospitava. L’autopsia In mattinata è stata eseguita l’autopsia sul corpo di Sergio Manfredini, straziato da una ventina di coltellate. Dai primi risultati, ancora ufficiosi, sembra sia stato un solo fendente, quello alla giugulare, a provocare la morte del funzionario di banca. L’uomo sarebbe morto dissanguato nel giro di pochi minuti. Nessuna delle altre ferite lo avrebbe ucciso. Restano stazionarie, e in miglioramento, le condizioni della moglie Paola Bergamini e del figlio Davide, entrambi rimasti feriti mentre cercavano di fermare don Giorgio e ricoverati al Policlinico di Modena. Un nuovo bollettino medico verrà diramato nella giornata di domani.


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