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Due ergastoli. La Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha confermato il carcere a vita nei confronti di Davide Ravarelli e della modenese Francesca Brandoli, condannati per l’omicidio dell’ex marito della donna Christian Cavaletti. A nulla è servita la confessione di ieri.

Hanno accolto la sentenza impietriti, giusto uno scambio di battute coi rispettivi legali, ma non c’era spazio per altre parole. Dopo tre ore di camera di consiglio la Corte d’Appello di Bologna ha confermato gli ergastoli per Davide Ravarelli e la modenese Francesca Brandoli, accusati di avere ucciso, il 30 novembre del 2006, Christian Cavaletti, ex marito della donna. A nulla è servita la confessione, seppur tardiva, di Ravarelli che, durante l’udienza di ieri, si era assunto la piena responsabilità dell’omicidio. Un tentativo di scagionare la compagna, dalla quale ha avuto un figlio che non ha mai conosciuto, e una carta da giocare nella strategia processuale per evitare il carcere a vita. Il colpo di scena di ieri era peraltro già stato ampiamente anticipato in una lettera in cui, nei mesi scorsi, Ravarelli aveva annunciato l’intenzione di confessare, dopo che per tutta la durata del processo di primo grado aveva negato ogni responsabilità. Entro 45 giorni i giudici di Bologna depositeranno le motivazioni della sentenza, a quel punto si valuteranno gli estremi per il ricorso in Cassazione. Questa mattina il processo era ricominciato con l’arringa dell’avvocato di Francesca Brandoli, Lucrezia Pasolini. Il legale aveva chiesto l’assoluzione della sua assistita e in subordine le attenuanti generiche, insistendo sul ruolo, comunque di secondo piano, avuto dalla modenese nei fatti che portarono poi all’omicidio ed escludendo in qualsiasi modo la premeditazione. Christian Cavaletti venne ucciso davanti alla sua casa di Reggiolo, proprio nel giorno in cui il tribunale gli aveva affidato la custodia dei due figli avuti dall’ex moglie. Francesca Brandoli e Davide Ravarelli vennero condannati all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Reggio Emilia il 29 ottobre del 2008. Oggi la nuova sentenza che ha confermato la pena.


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