in:

Assolta con formula piena. Si è chiuso definitivamente il processo a carico di Paola Mantovani, la donna accusata di avere ucciso il figlio di 14 anni. Un delitto che resta senza colpevoli.

Paola Mantovani è libera. La donna accusata di avere ucciso, nel settembre del 2001, il figlio 14enne, è stata oggi assolta dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna, nel processo bis, celebrato con rito abbreviato dopo che, lo scorso novembre, la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza di colpevolezza di secondo grado e ordinato un nuovo procedimento. Dopo due ore di camera di consiglio, i giudici di secondo grado, accogliendo la richiesta del Procuratore generale Attilio Dardani, hanno confermato la sentenza di primo grado, quella emessa dal Tribunale di Modena il 19 ottobre del 2006: Paola Mantovani è stata così assolta con formula piena per non avere commesso il fatto dall’accusa di omicidio volontario, assolta perchè il fatto non sussiste per la simulazione di reato. Come in tutti i momenti più difficili di questo lungo iter processuale, a suo fianco anche oggi c’era il marito Roberto Nadalini, con il quale ormai da tempo si è trasferita in Veneto. La coppia ha accolto la sentenza con un pianto liberatorio, di gioia senz’altro per essere fuori dall’incubo; un pianto commosso e carico di dolore per il figlio Matteo che non c’è più. “Mi auguro che ora trovi quella serenità persa da troppi anni” – ha dichiarato il difensore Giovan Battista Chiossi – “Contro la mia cliente c’erano solo dei meri sospetti, ma nessuna prova”. E proprio le analisi dei Ris, che per gli inquirenti dimostravano la colpevolezza della donna, sono state al centro di questa lunga vicenda processuale. In primo grado la Mantovani venne assolta perchè il giudice non aveva tenuto conto delle prove dei carabinieri, raccolte quando la solierese non era ancora stata iscritta nel registro degli indagati. La sentenza venne impugnata dalla Procura di Modena e ribaltata in Appello proprio grazie all’utilizzo delle prove escluse: 15 anni di carcere e poi un nuovo colpo di scena con la Corte di Cassazione che annulla condanna e prove e decide che il processo è da rifare. Matteo Nadalini venne trovato morto nella sua camera da letto il 12 settembre del 2001. “Una rapina finita male” – raccontò la madre. Il delitto resta insoluto.


Riproduzione riservata © 2018 TRC