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Non sanno spiegarsi perché qualcuno dovrebbe aver voluto la morte del figlio. I genitori del cuoco albanese, la cui auto è stata ritrovata in un canale, parlano di lui come un bravo ragazzo, “forse troppo buono”, ha detto una cugina.

“Non parlate di regolamento di conti, mio figlio non aveva conti da regolare, era un bravo ragazzo e un gran lavoratore”. E’ un uomo distrutto Vlash Ekonomi, albanese, ormai non ha più speranze per il figlio Nikolla, 27 anni: era sua l’auto trovata in un canale di San Matteo della Decima, Bologna. Amici e parenti si sono stretti attorno a lui, alla moglie e all’altra figlia, ed è un continuo via vai dall’appartamento di via Emilia ovest 760. E nessuno sa spiegarsi perché qualcuno gli ha sparato. Nikolla Ekonomi era in Italia da 7 anni, si era diplomato cuoco a Serramazzoni e lavorava in un locale notturno modenese. Un lavoro impegnativo che lasciava poco tempo libero e che per lo più dedicava alla famiglia. Due settimane fa aveva detto che usciva per rilassarsi un po’ nell’ultima sera di ferie. Ma non è più tornato. La sua auto è stata trovata in un fossato da cui solo casualmente era stata drenata dell’acqua facendo riemergere l’abitacolo. Anche l’avvocato del ragazzo Mario Marchiò non sa darsi spiegazioni, se non forse un errore di persona, non capisce nemmeno perché si trovasse fuori Modena. Lo seguiva per l’accusa di carte di credito clonate, ma la posizione dell’albanese era marginale. Il suo nome era comparso anche in un inchiesta di droga, ma ancora era tutto da verificare. Sull’auto c’era un’altra persona, probabilmente un altro albanese, Shkelzen Allkan, 20 anni, aiuto cuoco. Abitava da solo, da due mesi, in via Paganini 51: nei giorni scorsi i genitori, non avendo notizie, erano andati a parlare dai vicini. Ma nessuno lo vedeva da fine settembre, come Nikolla. L’identificazione certa comunque è ancora in corso, i corpi erano irriconoscibili per essere rimasti giorni in acqua. Le indagini della polizia sono in corso, probabilmente i due giovani, uccisi con colpi di pistola alla testa, sono stati aggrediti altrove e poi spostati.


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