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“Ero disperato, volevo solo scappare, ma non volevo uccidere nessuno”. Oggi pomeriggio, in carcere al Sant’Anna, Rocco Varanzano ha cercato di spiegare la sua folle corsa da Foligno a Modena. Domani il giudice Meriggi deciderà sulla convalida del fermo e dell’arresto.

Solo domani si conoscerà la decisione del giudice Francesco Maria Meriggi nei confronti di Rocco Varanzano, il muratore di 41 anni che a Foligno ha ucciso il maresciallo dei carabinieri Andrea Angelucci e a Modena ha investito il poliziotto Cristian Salzetta. Nel pomeriggio Meriggi ha ascoltato per circa un’ora il racconto di Varanzano (in carcere era fissato l’interrogatorio di garanzia) ma si è riservato sulla convalida dell’arresto di Modena e del fermo per i fatti di Foligno. Varanzano, accompagnato dagli avvocati Andrea Stefani e Samanta Amodio, ha reso una dichiarazione spontanea, è ancora sconvolto e non è in grado di sostenere un interrogatorio vero e proprio – hanno chiarito i suoi legali. Ha ammesso di essere stato al volante della Bmw, di avere travolto il carabiniere, ma ha anche detto di non averlo fatto deliberatamente: “Ero disperato, mi sentivo braccato, volevo soltanto scappare e speravo di farlo senza ferire nessuno”. Sono tante le lacune da riempire, per arrivare a capire come ha fatto una persona certamente problematica con piccoli precedenti a trasformarsi in un assassino. Non sono ancora pronti gli esami tossicologici per valutare se il 41enne fosse o meno sotto l’effetto di alcol o stupefacenti. Entro domattina il giudice scriverà l’ordinanza e, a stretto giro, il fascicolo passerà a Perugia per la territorialità del reato più grave, l’omicidio. Anche per Varanzano si profila a breve il trasferimento nel carcere del capoluogo umbro.


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