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A sette anni dalla morte, Marco Biagi è ancora al centro di polemiche. Questa volta è addirittura Francesco Cossiga a raccontare una sua verità, una versione che la Procura di Bologna si è affrettata a smentire.

“Nel corso delle indagini non è emerso alcun elemento concreto per ritenere che non fossero vere le affermazioni di Marco Biagi e tanto meno che le telefonate fossero opera di amici o assistenti”. Lo ha detto il Procuratore reggente di Bologna Massimiliano Serpi a commento delle dichiarazioni del presidente emerito Francesco Cossiga, pubblicate oggi dal Corriere della Sera. Per Cossiga le lettere e le telefonate anonime giunte a Biagi dopo la revoca della scorta “erano opera degli assistenti e degli amici” del giuslavorista. Marco Biagi venne assassinato dalle Br il 19 marzo del 2002 sotto la sua abitazione di Bologna, dopo una giornata trascorsa all’Università di Modena dove insegnava. Dopo sette anni, la sua morte continua a far discutere. Nello specifico la ricostruzione di Cossiga fa parte del libro-intervista in uscita da domani. Secondo l’ex presidente della Repubblica quando la questura di Bologna scoprì l’origine dei messaggi, l’allora dirigente Romano Argenio ritenne che non c’erano le condizioni per ridare al giuslavorista la scorta. Biagi venne minacciato telefonicamente tra il luglio e l’ottobre del 2001, si rivolse alle istituzioni così come all’amico Pier Ferdinando Casini, che all’epoca era presidente della Camera, ma senza alcun risultato. L’inchiesta sulle minacce venne aperta dalla Procura di Bologna già nel luglio del 2001 e poi archiviata nel febbraio del 2002, un mese prima dell’omicidio. Per il giudice le Br scelsero di colpire il professore anche perchè gli fu tolta la protezione, per una serie di errori a livello centrale e periferico, errori che però non avevano rilievo penale. “E’ evidente che il Presidente Cossiga non ha attinto dagli atti giudiziari, che da anni hanno chiarito ogni aspetto delle vicenda” – ha commentato Marina Orlandi, vedova di Marco Biagi.


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