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Volevano quell’incarico in un’azienda a Castelnuovo e, per ottenerlo, non hanno esitato a ricorrere alle armi. In manette sono finiti due giovani albanesi. Coinvolta anche una 16enne di Castelvetro.

Avevano deciso di estromettere una cooperativa di facchinaggio dall’attività svolta presso un’azienda di Castelnuovo Rangone e di prendere il suo posto. Per farlo non hanno esitato a ricorrere alle maniere forti, minacciando con una pistola il presidente della cooperativa, un tunisino di 44 anni, anch’egli di Castelnuovo. Quest’ultimo però non ha ceduto alle pressioni e si è rivolto ai Carabinieri che ieri hanno rintracciato gli autori dell’intimidazione, arrestandoli per detenzione e porto in luogo pubblico di armi e munizioni. In manette sono così finiti 3 giovani, due albanesi di 28 e 23 anni, rispettivamente di Serramazzoni e Vignola, entrambi nullafacenti e con precedenti penali, e una ragazza di 16 anni di Castelvetro. A bordo dell’auto su cui si spostavano i tre, i militari hanno sequestrato una pistola Beretta, completa di caricatore e cartucce, e un fucile mitragliatore risalente al secondo conflitto mondiale, ancora funzionante. Gli albanesi sono finiti al Sant’Anna di Modena, mentre la minorenne italiana è stata accompagnata al centro di prima accoglienza di Bologna. Gli investigatori escludono che i tre abbiano agito per conto di qualche organizzazione criminale. Si sarebbe trattato più probabilmente del gesto isolato di tre balordi.


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