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Smantellata l’organizzazione dei casalesi che si era radicata a Modena e che qui gestiva il gioco d’azzardo, oltre a taglieggiare imprenditori e cittadini. 42 gli arrestati, uomini di Giuseppe Caterino e Raffaele Diana.

42 ordini di custodia cautelare, su 44, eseguiti dai carabinieri a Modena, Bologna e nel casertano: 10 di questi sono stati raggiunti dal provvedimento in carcere, mentre 10 sono stati arrestati a Modena. Si tratta di casalesi che per lungo tempo hanno gestito la latitanza di Giuseppe Caterino, prima, e Raffaele Diana, detto Rafilotto, poi. Affiliati che trattavano a Modena gli affari dei due uomini che facevano capo direttamente alla famiglia Schiavone, e che qui gestivano bische clandestine e taglieggiavano in particolare imprenditori edili. Fra quanti sono finiti in manette anche alcuni modenesi, nati e cresciuti tra la città e la provincia, che si sono avvicinati all’organizzazione che li corteggiava con promesse e lusinghe, come da sempre fa nei suoi luoghi d’origine, cioè la provincia casertana. Tra gli arrestati imprenditori e capi zona, come Nicola Natale ed Enrico Diana che venivano a Modena per ritirare i proventi del gioco d’azzardo settimanali, 10, anche 15mila euro alla volta. Contattavano anche direttamente gli imprenditori che finivano nella rete, hanno infine partecipato alla gambizzazione di un artigiano edile a Castelfranco. Le lunghe indagini dei carabinieri si sono basate su intercettazioni ambientali e telefoniche, si sospetta che ci siano imprenditori che sono stati taglieggiati, ma che non hanno mai fatto denuncia. I casalesi a Modena avevano costruito un impero, avevano combattuto altre organizzazioni mafiose e avevano vinto, avevano persino stretto rapporti con Felice Maniero e la mafia del Brenta. E una volta finiti in carcere i vertici, sono scese in campo anche le donne, come Maria Capone, madre di Rafilotto, e Angela Diana, la figlia. Per sostenere gli affari di famiglia. Le donne, dicono gli inquirenti, gestivano la "contabilità" dell’organizzazione. E a Modena, per quanto riguarda i casalesi, non si può più parlare di infiltrazioni, si tratta di vero radicamento. Parola di procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Federico Cafiero De Raho, procuratore aggiunto della dda napoli, infatti, ha spiegato che da 20 anni i casalesi conducono a Modena i loro affari, con un radicamento importante. Cafiero a fatto appello poi a tutta la società, perché non abbia paura a denunciare: “La malavita organizzata si combatte tutti insieme”, ha detto. I commentiPiena soddisfazione per le brillanti operazioni condotte dai carabinieri dei comandi provinciali di Caserta e Modena è stata espressa dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. Un’operazione di grande valore, commenta il sindaco di Modena Giorgio Pighi che pone l’accento sul rischio che la crisi economica possa rendere più vulnerabili le imprese, è quindi necessario colpire la rete delle complicità. Da terra di conquista a una roccaforte del clan dei casalesi. Le parole del procuratore aggiunto della Dda di Napoli Cafiero de Raho non lasciano dubbi sul radicamento della camorra nella nostra provincia con un’affiliazione anche di persone nate e vissute a Modena. Per Mario Galli, vice presidente della Provincia di Modena con delega alla sicurezza, bisogna potenziare l’opera di vigilanza e di monitoraggio degli appalti e di tutte le attività collegate al settore dell’edilizia, estendendolo anche alle finanziarie e alle società immobiliari, con il coinvolgimento del sistema creditizio e degli enti territoriali. Un patto etico tra imprese, sindacati, banche e istituzioni è la proposta di Francesco Falcone, segretario provinciale della Cisl, per contrastare la presenza della criminalità organizzata. Per Massimo Mezzetti, consigliere regionale di Sinistra Democratica, bisogna dare rapida operatività a quanto proposto nelle settimane scorse dal Procuratore capo della Repubblica Vito Zincani: un nucleo investigativo antimafia che faccia capo alla Procura di Modena e un tavolo tra tutti i soggetti interessati per uno scambio permanente delle informazioni. L’On. Isabella Bertolini, coordinatore provinciale del Pdl, invita a tenere alta la guardia e chiede alle istituzioni di fare la loro parte senza nascondere la realtà. Dello stesso tenore gli interventi di altri esponenti del Pdl, il consigliere del Comune di Modena Andrea Leoni e il consigliere provinciale Luca Ghelfi. Il Pd di Modena sottolinea il lavoro delle forze dell’ordine che, nonostante i tagli imposti dal governo, proseguono nel loro impegno in difesa dello stato e della sicurezza dei cittadini.


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