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Nel tardo pomeriggio la sentenza per l’omicidio di Tabina di Magreta. Stefano Manzini, accusato di avere ucciso con una fucilata alle spalle uno spacciatore di nazionalità marocchina, è stato condannato all’ergastolo, anche con lo sconto previsto dal rito abbreviato. “Una sentenza incomprensibile” – commentano gli avvocati difensori, una sentenza che da anni non veniva pronunciata a Modena.

E’ stato condannato all’ergastolo, malgrado il processo sia stato celebrato con rito abbreviato e quindi abbia beneficiato di uno sconto, Stefano Manzini, il 36enne di Marano accusato di avere ucciso, un anno fa a Tabina di Magreta, Khalid Moukliss, 23 anni, di nazionalità marocchina, ritenuto un piccolo spacciatore. E il movente dell’omicidio – secondo inquirenti e investigatori – è maturato proprio nell’ambiente della droga. Il 27 febbraio di un anno fa, Manzini si è incontrato con Moukliss in un parcheggio di Magreta: voleva della droga, ma la trattativa non è mai iniziata, intendeva rubarla. Ha estratto dall’auto un fucile da caccia semiautomatico calibro 12 e lo ha puntato contro lo spacciatore. L’immigrato non ha dato peso alla minaccia e ha fatto per andarsene. Il tempo di girare le spalle, che Manzini ha fatto fuoco e lo ha ucciso per 30 grammi di cocaina. Questa la ricostruzione della polizia sorretta dalla testimonianza di un ragazzo straniero che aveva accompagnato Manzini all’appuntamento, dalla perizia balistica e dall’esame dello stub che ha permesso di trovare tracce di polvere da sparo su alcuni indumenti dell’imputato. Prove contestate, invece, dagli avvocati Mario Marchiò e Gianluca Scalera, difensori di Manzini. Il giudice Domenico Truppa ha quindi accolto la richiesta di ergastolo del pubblico ministero Stefania Mininni, una condanna già attenuata con lo sconto dell’abbreviato: il magistrato partiva infatti da una richiesta iniziale di ergastolo con la misura dell’isolamento diurno. Per la pubblica accusa si è trattato di un omicidio efferato aggravato dal movente della rapina. I legali hanno già annunciato il ricorso in Appello: “E’ una sentenza incomprensibile anche sotto il profilo penale” – ha commentato l’avvocato Mario Marchiò. Alla lettura del dispositivo Stefano Manzini si è accasciato, senza riuscire a dire nulla.


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