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Si sbizzarrisce la fantasia degli autisti e dei proprietari di mezzi pesanti quando si tratta di manomettere il cronotachigrafo: vediamo un campionario rilevato dalla polizia stradale di Modena.

La sicurezza sulle strade dipende dall’efficienza dei mezzi, ma anche dal grado di stanchezza dei conducenti. E’ la ragione per cui, negli anni, sono state stabilite precise norme per evitare che, soprattutto gli autisti di mezzi pesanti, passino troppe ore consecutive alla guida. Fatta la legge, però, ecco l’inganno. Gli agenti della Polizia stradale di Modena, soprattutto quelli della sottosezione impegnata in autostrada, hanno rilevato un aumento delle alterazioni delle registrazioni dei cronotachigrafi sia per quanto attiene i tempi di guida che per quanto attiene la velocità. Bisogna dire che autisti e proprietari di camion sono sempre più creativi. Svariati sono i modi per falsare i tempi di marcia e di pausa registrati dallo strumento digitale. Ecco un campionario di quanto appurato in questi mesi dagli agenti: un autista italiano alla guida di un mezzo di una ditta di Cesena, ad esempio, aveva a bordo un telecomando con cui poteva inviare specifici impulsi alla centralina in modo da registrare falsi tempi di pausa durante la marcia. Un altro autista, sempre italiano, su un mezzo di una ditta di Caltanissetta aveva ancorato un magnete al blocco del cambio all’altezza del sensore che fornisce i dati di movimento al cronotachigrafo. A seconda della potenza del magnete si può sia alterare la reale velocità che far risultare un mezzo in movimento come se fosse fermo. Meno tecnologico, ma comunque, efficace, l’autista che semplicemente aveva inserito una carta del conducente di proprietà di un altro collega che, in quel momento, non era al lavoro. Infine, ultima in ordine di tempo, la manualità di un padroncino di Frosinone che ha confezionato un fusibile in grado di interrompere il flusso della corrente elettrica: il cronotachigrafo, semplicemente, non funzionava più.


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