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Marco Manzini, l’uomo accusato di avere ucciso la moglie, è comparso questa mattina in Tribunale a Modena. Il giudice non ha convalidato il fermo, ma l’uomo resterà in carcere.

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Marco Manzini, il 34enne di San Michele dei Mucchietti accusato di avere ucciso la moglie Giulia Galiotto, 30 anni, impiegata in banca e con un’intera vita ancora da vivere. Questa mattina, in Tribunale a Modena, Manzini si è limitato ad ascoltare il giudice Barbara Malvasi. Il suo legale, Roberto Ghini, spiega che è sconvolto, ma che non sta fuggendo dalle sue responsabilità. Anche per questo il giudice non ha convalidato il fermo pur mantenendo l’esigenza di custodia in carcere, dove il 34enne è sottoposto a una strettissima sorveglianza nel timore che possa compiere un gesto estremo. “Non ricorda tutto quello che è successo, ma ha collaborato con i carabinieri alla ricostruzione dell’accaduto” – precisa l’avvocato Ghini che nei prossimi giorni metterà a punto la sua strategia difensiva. Da una parte ci sono le ammissioni e poi le ritrattazioni della prima ora; dall’altra c’è la simulazione del suicidio della moglie e quel bigliettino lasciato in bell’evidenza sul tavolo della cucina, un vecchio foglio di carta in cui la giovane donna, quattro anni fa, aveva scritto frasi piene di malinconia, interpretabili come un messaggio d’addio. Giulia Galiotto è stata uccisa mercoledì, alle 8 e mezzo di sera, ed è stata ritrovata ritrovata ore dopo sul greto del fiume Secchia. Col passare delle ore l’ipotesi del suicidio si è sgretolata e i carabinieri hanno convocato in caserma Marco Manzini.


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