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Condannato a 8 anni di reclusione e 4 di comunità terapeutica il marocchino che, il 7 giugno scorso, uccise un connazionale nella sua casa di Nonantola. Ai carabinieri raccontò di aver agito in preda ad un raptus, perchè l’amico aveva offeso la moglie.

Aveva ucciso l’amico e connazionale 59enne con 14 coltellate, usando un lama di 30 centimetri, con una forza tale da spezzarla. Una furia scatenata, aveva detto, da pesanti apprezzamenti fatti dalla vittima nei confronti della moglie. Era accaduto il 7 giugno scorso a Nonantola, alla Ca’ Bianca, in via Vittorio Veneto. L’uomo, un operaio marocchino 36enne regolare, aveva subito confessato il suo gesto allo zio, poi ai carabinieri accorsi sul posto del delitto. Aveva spiegato loro che l’amico era suo ospite da tempo, ma che la situazione non poteva più andare avanti perché stava arrivando la moglie dal Marocco. Da qui la richiesta del padrone di casa al 59enne, venditore ambulante, di andarsene, la risposta ritenuta offensiva nei confronti della consorte, e il raptus. Oggi l’uomo, che soffre di un disagio psichico, è stato condannato in rito abbreviato in tribunale, a Modena, a 8 anni di reclusione, più 4 in una comunità terapeutica. Il giudice ha riconosciuto infatti all’omicida la semi-infermità mentale. Il Pm aveva chiesto solo 8 anni di reclusione. L’avvocato difensore ha annunciato che ricorrerà in appello. Ritiene infatti che al suo assistito vada riconosciuta l’infermità mentale piena.


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