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Trattati come schiavi, lavoravano 18 ore al giorno per 25 euro al mese. Subivano anche minacce e ricatti. E per la prima volta questi operai cinesi hanno raccontato la loro odissea ai carabinieri, denunciando gli aguzzini.

E’ durata un mese l’indagine dei carabinieri, che nelle campagne di Cavezzo avevano individuato un laboratorio tessile gestito da cittadini cinesi che destava più di un sospetto. Ieri quindi il blitz nello stabile, un’ex scuola ristrutturata e da anni ben radicata azienda del territorio. E qui i militari, con anche il nucleo ispettorato del lavoro dell’arma, hanno trovato 5 operai asiatici costretti a lavorare e vivere in condizioni disumane. 18 ore sulle macchine, cibo scarso, posti letti sporchi, e per tre di loro, due donne e un uomo tra i 20 e i 30 anni, l’incubo non finiva qui. Senza alcun contratto, a differenza degli altri due colleghi, percepivano appena 25 euro al mese. Erano arrivati in Italia, contattati dai titolari, con la promessa che fossero almeno 100. E invece, si sono visti, oltre alla paga ridotta, ritirare il permesso di soggiorno: per riaverlo indietro avrebbero dovuto pagare 17mila euro. Non solo, ogni ribellione o rimostranza avrebbe potuto avere conseguenze per i parenti rimasti in Cina. Minacce, vessazioni, quindi, per questi schiavi moderni, perennemente richiusi a chiave nello stabile. Quando hanno visto arrivare i carabinieri hanno deciso di raccontare tutto, ed è la prima volta che cittadini cinesi trovano il coraggio di denunciare i propri aguzzini. I tre titolari, un uomo di 64 anni, il figlio di 39 e la nuora di 31 sono stati arrestati. 124 le infrazioni amministrative contestate, migliaia di euro di danno per l’erario, più l’accusa di sequestro di persona, tentata estorsione e riduzione in schiavitù. Quest’ultimo reato è di competenza della Direzione distrettuale antimafia, quindi al blitz ha partecipato anche il pm bolognese Lucia Musti. Il laboratorio è stato posto sotto sequestro. L’appello dell’arma è a tutti gli operai cinesi nelle stesse condizioni perché trovino anche loro il coraggio di denunciare la situazione.


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