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Si contendevano il controllo dei flussi migratori dal Pakistan alla Bassa reggiana. Queste la natura della faida tra due famiglie che ha portato, lo scorso agosto, all’omicidio di un 35enne pakistano residente a San Prospero. Gli inquirenti sono riusciti ad arrestare i 10 assassini.

Due famiglie pakistane, due veri e propri clan, uno con base a Novellara, cui apparteneva il 35enne ucciso, e l’altro, più numeroso, con base a Luzzara. I contrasti tra i due nuclei erano nati in Pakistan, e andavano avanti da anni. Riguardavano interessi economici relativi alla gestione dei flussi migratori dalla loro terra alla Bassa Reggiana, la gestione della prima ospitalità dei connazionali e degli aiuti per avviare attività commerciali. La faida nell’ultimo periodo si era inasprita, e la famiglia di Novellara, capeggiata dal fratello dell’uomo ucciso, stava cercando di soppiantare la rivale anche con richieste estorsive, fino al punto di arrivare, il 22 giugno scorso, a sequestrare il capo della comunità avversaria. Da lì la spedizione punitiva finita nel sangue a Villarotta di Luzzara, lo scorso due agosto, al termine di una rissa a colpi di spranghe e bastoni. Questa la ricostruzione dei fatti della procura di Reggio Emilia, che ha portato, la scorsa notte, ad arrestare anche gli ultimi 2 esecutori dell’omicidio del 35enne Shabaz Akthar. I primi 4, del clan rivale a quello del 35enne, erano stati arrestati pochi giorni dopo il fatto, altri 4 sono finiti in manette nel corso delle indagini. Ieri è stata la volta di due componenti della famiglia del pakistano assassinato, tra cui il fratello 45enne, capo del nucleo di Novellara.


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