in:

“Per dare un nome agli affiliati alla camorra che agiscono nel modenese è necessario che chi indaga sappia cogliere i campanelli d’allarme, cosa che non sempre accade”. E’ la denuncia fatta dalla Pm Lucia Musti, della Dda di Bologna, dopo l’allarme lanciato ieri dal Ministro dell’Interno Maroni sulle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio.

“Ci sono almeno tre procedimenti aperti nel modenese, a carico di ignoti, che farebbero pensare alla “lunga mano” della camorra – confida il procuratore della direzione distrettuale antimafia di Bologna Lucia Musti – ma potrebbero essere molti di più. Indagare è difficilissimo. Spesso infatti episodi che la Dia ritiene “sospetti”, come proiettili sparati nei cantieri edili – spiega il Pm – vengono sottovalutati e archiviati dal magistrato di turno, che non li trasmette nemmeno all’autorità competente. Se invece ci fosse la giusta sensibilità a cogliere i campanelli d’allarme – commenta ancora la Musti – si potrebbe dare unicità a uno stesso disegno criminoso, e dare un nome, se non alla stessa testa, almeno alla stessa mano”. Suona come un appello ai colleghi quello del magistrato bolognese, che sottolinea però come tutte le inchieste portate avanti in Regione vertano su presunti tentativi di estorsione ai danni di imprenditori edili originari della Campania. I più vulnerabili, e restii a denunciare gli aguzzini, proprio perché consapevoli della minaccia rappresentata dalla camorra. Nessuna potenziale vittima modenese, o appartenente a settori diversi dall’edilizia, come invece denuncia la relazione semestrale della Dia, presentata ieri dal Ministro degli interni Maroni, che si basa però anche su informative confidenziali della procura di Napoli, titolare delle indagini in materia. L’unica inchiesta citata espressamente dal Ministro per il nostro territorio è stata quella coordinata proprio dalla Musti, che aveva portato all’emissione di 8 ordini di custodia cautelare per la gambizzazione dell’imprenditore edile di Castelfranco Giuseppe Pagano. Una spedizione punitiva ordinata – secondo gli investigatori – dal boss casalese Raffaele Diana, tutt’ora latitante.


Riproduzione riservata © 2016 TRC