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Non è escluso che Francesca Brandoli abbia partecipato materialmente all’omicidio di Cristian Cavaletti. E’ l’ennesimo colpo di scena al processo che si sta celebrando a Reggio Emilia. Le mani armate avrebbero potuto essere più di una.

Tutto da rifare, o quasi, nel processo per l’omicidio di Christian Cavaletti. La sentenza, attesa per venerdì, è stata rinviata a fine ottobre, dopo che il legale di Davide Ravarelli – il 35enne imputato, assieme alla modenese Francesca Brandoli per il delitto – ha chiesto un slittamento dei termini. Motivo, serve una nuova linea difensiva dopo che il Pm, Valentina Salvi, ha chiesto ed ottenuto il cambio del capo d’imputazione. La coppia non dovrà più rispondere di un omicidio effettuato con 19 coltellate, ma con 10 coltellate alla schiena e 9 martellate alla testa. Una differenza apparentemente di poco conto, ma che significa, nell’intenzione degli inquirenti, che possono essere state due le mani che hanno colpito la vittima, non solo una, come era stato ipotizzato quando si parlava di un’unica arma. A cambiare le carte in tavola, le prove acquisite ieri dalla Corte, e trovate grazie alle dichiarazioni rese dalla Brandoli a giugno, ovvero lo scontrino che certifica l’acquisto, a Modena, di un coltello ed un martello compatibili con quelli utilizzati per uccidere l’imprenditore di Reggiolo, davanti a casa sua, il 30 novembre 2006. In sostanza, la posizione che può cambiare, e in peggio, è quella della modenese, il cui contributo al delitto potrebbe essere giudicato diversamente: non solo “un’agevolazione” secondo il legale della parte civile, ma “un vero e proprio concorso materiale”. La sentenza è attesa per il 29 ottobre.


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