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Dodici ore alle macchine e il divieto assoluto di uscire dal laboratorio o dall’appartamento: decine di cinesi, alcuni clandestini, venivano sfruttati e trattati come schiavi da un’organizzazione ben radicata nel territorio. Tre gli arresti della polizia municipale del comprensorio ceramico.

Un anno fa la polizia municipale del comprensorio ceramico fece irruzione in una ditta di lavorazioni ceramiche a Maranello, la Cutting Tiles, e trovò 15 clandestini al lavoro. Poco dopo gli agenti scoprirono che gli immigrati erano stati trasferiti in un’altra ditta, dello stesso tipo, a Sassuolo, la NewEurojolly. A quel punto fu avviata un’indagine, coordinata dal pm Giuseppe Tibis, con anche intercettazioni telefoniche. E così i vigili urbani sono riusciti a risalire a tre persone, una donna di 42 anni e due uomini di 30 e 27, cinesi, che gestivano un vasto giro di connazionali immigrati, spesso clandestini e muniti di documenti falsi, costretti a lavorare dalle 12 alle 18 ore al giorno, a vivere ammassati in tre appartamenti tra Castelvetro, Casalgrande e Castellarano, per compensi tra i 600 e 700 euro mensili, da cui venivano detratti vitto e alloggio. In alcuni casi venivano stipulati contratti per mostrare un’apparenza di regolarità, tutti per part time minimi, e ovviamente fasulli. La banda in pochi anni era riuscita ad evadere 200mila euro. Ai lavoratori era fatto divieto di uscire di casa e di incontrare altre persone. Venivano ingannati e soggiogati, con la minaccia di essere rimandati in patria. Questa mattina sono scattate le perquisizioni: nei laboratori anche addetti dell’Inps e dell’Asl, riscontrate gravi carenze non solo igieniche, ma anche relative alle norme di sicurezza sul lavoro. I capi dell’organizzazione sono stati arrestati, la donna, il vertice della banda, è in carcere, gli uomini ai domiciliari. Si sospettano legami con la mafia cinese.


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