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I magrebini che tra, sabato e domenica scorsa, avrebbero dovuto convolare a nozze, ma che, all’ultimo, hanno avuto la sgradita sorpresa di trovarsi davanti gli agenti, si trovano ora al Cie, il Centro di identificazione ed espulsioni.

I magrebini che tra, sabato e domenica scorsa, avrebbero dovuto convolare a nozze, ma che, all’ultimo, hanno avuto la sgradita sorpresa di trovarsi davanti gli agenti, si trovano ora al Cie, il Centro di identificazione ed espulsioni. Il sospetto – che ha mosso gli impiegati dell’Ufficio di Stato civile del Comune di Modena a segnalare la vicenda alle forze dell’ordine – è che si trattasse di matrimoni di comodo, contratti per far acquisire la nazionalità italiana agli immigrati. Tutte le spose erano nomadi sinti, una comunità di solito piuttosto chiusa. Per ora in Tribunale a Modena non è stato aperto alcun fascicolo. Per poter procedere, infatti, occorre dimostrare che sia stato commesso un reato, nella fattispecie quello di favoreggiamento della permanenza sul suolo italiano di un cittadino straniero clandestino previsto da una norma del ’98. Occorrerà dimostrare, insomma, che c’è stato uno scambio di denaro, che gli immigrati hanno pagato per ottenere il matrimonio. Se no, per i magrebini clandestini si prospetta la classica espulsione prevista dalla Bossi-Fini. Quello dei falsi matrimoni in cambio di soldi non è affatto un fenomeno diffuso nella nostra provincia. Lo assicurano dal centro lavoratori stranieri della CGIL, dopo i tre matrimoni tra giovani nordafricani clandestini e donne sinti annullati tra ieri e sabato dalle forze dell’ordine. Di tutt’altra natura i veri e propri matrimoni misti basati sull’amore e l’incontro di due persone provenienti da diversi paesi; nel Comune di Modena sono state celebrate, nel solo 2006, oltre 110 unioni di questo tipo, dato che rappresenta il 18% del totale dei matrimoni di quell’anno. Il fenomeno è in proporzione molto diffuso e in grande crescita, si pensi che nel 1999 le coppie composte da un cittadino straniero e una cittadina italiana o viceversa erano il 10,7%. Ad incontrarsi sono spesso due mondi diversi che nell’unione tra due persone portano un arricchimento dal punto di vista culturale e sociologico alla società stessa, ma anche difficoltà pratiche per i due sposi. Per far fronte alle nuove esigenze sono anche nati in città punti di incontro per le coppie miste, come il centro Arci Milinda, in cui si svolgono settimanalmente riunioni per far fronte a possibili dubbi sia personali che come genitori. “Anni fa – affermano dalla CGIL – c’era stato il boom delle unioni tra badanti dell’est europeo ed anziani italiani, ma a rendere preoccupanti i fatti dei giorni scorsi è l’accusa è di aver venduto, per una somma che va dai 6mila ai 10mila euro, la possibilità di acquisire la cittadinanza italiana attraverso un unione civile”. Il pacchetto sicurezza, approvato recentemente dal Governo Berlusconi, modifica la legge del 5 febbraio 1992, per contrastare quelli che comunemente si definiscono matrimoni "di comodo", introducendo norme più rigide per l’acquisizione della cittadinanza "iure matrimonii". Lo straniero o apolide, coniuge di un cittadino italiano, acquisterà la cittadinanza solo dopo due anni di residenza regolare in Italia successivi al matrimonio, non più dopo sei mesi come prima. Per i residenti all’estero, la cittadinanza italiana si acquisterà dopo tre anni dalla data del matrimonio. Quando si parla di matrimoni tra stranieri non si può evitare di parlare ricongiungimenti, forse il problema più serio per gli immigrati che vivono nella nostra provincia e non solo. “Il ricongiungimento è un problema molto serio- ha affermato Valentina Montorsi, coordinatrice del centro lavoratori stranieri della CGIL – Ci vorrebbe uno snellimento delle procedure perché poter avere la famiglia vicina porta una maggiore stabilità. Questo è il percorso verso una reale idea di integrazione che tutti auspichiamo".


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