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Omicidio di Ferragosto. Ieri sera è stato ferito a morte con una coltellata al cuore un giovane del Montenegro. La squadre Volante ha subito arrestato i due aggressori, due campani residenti in città. Si indaga sul movente.

Una lite degenerata in omicidio o una spedizione punitiva vera e propria con l’intento di uccidere. Agli investigatori il compito di definire i dettagli di un caso per certi aspetti già chiuso. Sono infatti già stati arrestati i due campani accusati di essere gli assassini di Fatmir Peja, 21 anni, del Montenegro, accoltellato a morte, ieri sera, intorno alle 22, in viale Trento Trieste. In carcere sono finiti Paolo De Lorenzo, 30 anni, e Decio Mauriello, di 36, entrambi di origini campane ed entrambi residenti in città. E se il movente resta ancora oscuro (vittima e aggressori non risultano essere legati a particolari ambienti criminali) la dinamica dell’omicidio è invece abbastanza chiara. I tre hanno cominciato a litigare davanti alla Caffetteria Morselli. La lite ha assunto presto toni violenti, dalle parole si è passati alle mani quindi uno dei due campani ha estratto un coltello a serramanico e ha colpito il montenegrino al torace, un solo fendente che lo raggiunto al cuore. Il giovane ha fatto in tempo a fare pochi passi, quindi si è accasciato a terra davanti alle vetrine di ‘Modena Affari’. A quel punto i due italiani sono scappati lungo via Emilia Est e stavano ancora correndo quando una Volante di pattuglia li ha fermati. De Lorenzo aveva ancora in mano il coltello sporco di sangue, lo ha sventolato davanti agli occhi dei poliziotti nel tentativo di sfuggire all’arresto, ma ha dovuto ben presto arrendersi. Addosso a Mauriello gli agenti hanno invece trovato una pistola giocattolo, priva del tappo rosso: coltello e pistola sono stati sequestrati ed è anche dalle armi che inquirenti e investigatori stanno cercando di risalire al movente del delitto. I due italiani si sono presentati all’appuntamento con la vittima già armati: volevano solo spaventarla o avevano questioni irrisolte da lavare con il sangue? Su queste e altre ipotesi investigative sta lavorando la polizia e il magistrato di turno, il dott. Fausto Casari che mantiene l’embargo sulle indagine nella speranza di trovare tutte le risposte al più presto. Fatmir Peja abitava a Modena da tempo, era in regola con i documenti e sembra non avesse mai avuto a che fare con la giustizia italiana. E’ morto mentre i sanitari del 118 lo trasportavano al Policlinico.


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