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Un quarto uomo è finito in manette per l’omicidio di Akthar, l’operaio pakistano di 35 anni, residente a San Prospero, ucciso da un commando di connazionali per vecchi dissapori.

Un quarto pakistano è stato arrestato dai carabinieri di Reggio Emilia per l’omicidio di Shahbaz Akthar, l’operaio, sempre pakistano, di 35 anni, che viveva a San Prospero, e che la sera del 2 agosto è stato ucciso nel reggiano. L’immigrato, 29 anni, residente a Luzzara, si è presentato spontaneamente in caserma, accompagnato dall’avvocato, per spiegare la sua versione dei fatti. Da chiarire il ruolo di quest’ultimo nell’aggressione costata la vita ad Akthar: il commando che si scatenò quella notte era composto da almeno sei persone. Ed era già finito in manette il pakistano che avrebbe attuato il brutale pestaggio e che avrebbe massacrato il connazionale, come raccontato dai primi due immigrati che decisero di costituirsi subito dopo il delitto. I due dissero anche che la spedizione punitiva era stata organizzata a causa di dissapori tra la vittima e un’altra famiglia di pakistani.


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