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E’ iniziata questa mattina l’operazione di allontanamento dal casolare di via Pomposiana degli anarchici, che hanno portato avanti la protesta per ore sotto il sole. Oltre 70 i poliziotti, carabinieri e vigili urbani sul posto.

“Questa mattina avevamo lo spazio sociale, ora non lo abbiamo più”. Sono state queste le prime parole di Colby dopo che è stato fatto scendere di peso dal tetto dal casolare di via Pomposiana a Marzaglia. Ha toccato terra alle 18.30, accolto dagli applausi degli amici presenti, ha cui ha giurata che non era finita, che “si sarebbero fatti risentire presto”. Poco prima era scesa anche una ragazza, stremata dal caldo. L’operazione era iniziata, infatti, questa mattina sotto un sole cocente, e l’afa ha continuato a scendere. A lavorare congiuntamente oltre 20 agenti della polizia, 30 vigili urbani e una ventina di carabinieri, che a mezzogiorno e venti sono arrivati con un cordone di auto blindate e camionette. “Per una città capace di futuro” erano le parole di uno striscione all’ingresso. Ad attenderli circa una cinquantina di anarchici e persone vicine ai movimenti, provenienti anche da Bologna, Parma e Reggio, che per tutto il giorno hanno manifestato. Cinque inquilini di Libera si erano poi asserragliati sul tetto. Davanti alle porte cartelli riportanti scritte come “L’aria è di tutti” o “Più alberi e meno autodromi”. Alle 15.30 le forze dell’ordine sono entrate nel casolare: qualche tensione quando i vigili del fuoco hanno dovuto introdurre nel vialetto che porta al casolare la scala, e che ha permesso a Michele Morra, dirigente della squadra volante, di salire sul tetto per parlare appunto con “Colby”, uno degli storici attivisti di Libera, e con le altre quattro persone. Sul posto stamattina è arrivato il battaglione mobile di Bologna, oltre agli agenti dell’anticrimine, che coordina l’operazione; infine nel pomeriggio è arrivato in via Pomposiana anche il Questore di Modena Elio Graziano, che ha seguito da vicino l’operazione. Singolare protesta poi di un inquilino di Libera che si è bloccato un braccio con del cemento armato, metodo utilizzato dagli anarchici baschi. Lo sgombero era il primo passo per la demolizione completa del casolare, assieme ad altri due edifici. La notifica dello sgombero era arrivata agli inquilini di Libera lo scorso 17 luglio. Il documento non conteneva un ultimatum preciso, ma invitava gli occupanti della struttura a lasciare libero lo spazio. Il casolare sarebbe stato assegnato per sei anni dal novembre del 2002 al collettivo “Gli agitati”, un’associazione di fatto. Il Comune di Modena, però, dopo aver aperto un tavolo di confronto per una alternativa, al quale gli anarchici di Libera non si erano presentati, non riconosce più ad oggi l’esistenza del collettivo. L’amministrazione ritiene, quindi, la presenza degli inquilini dello spazio Libera abusiva e per questo si sta procedendo allo sgombero. Intanto gli anarchici erano in attesa di una risposta di un ricorso al Tar, che doveva arrivare il 28 agosto. A Marzaglia oggi si sono recati anche Isabella Massamba, consigliere comunale di Sinistra Democratica, Walter Telleri, consigliere provinciale dei verdi, Samuele Calò, segretario cittadino di Rifondazione Comunista e membri del comitato WWF Modena, Salute e Ambiente. Ed è appunto critico il commento di Rifondazione comunista, che vede nello sgombero un gesto di forza che chiude il dialogo con una componente della società civile, è scritto in una nota. Contraria anche la casa della Sinistra del comprensorio ceramico. Di parere diverso Enrico Aimi, consigliere regionale di An-Pdl, che plaude alla decisione delle istituzioni che “finalmente – scrive – hanno detto basta ad un abuso, come noi da tempo chiesto”.


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