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Oggi è stato il giorno degli interrogatori per i due imputati: la modenese Francesca Brandoli e il compagno Davide Ravarelli. Per la prima volta, e per 5 ore consecutive, Ravarelli ha parlato davanti agli inquirenti, per ribadire che la sera del 30 novembre 2006 non si è mai mosso dall’appartamento di via Don Minzoni, a Modena. La Brandoli invece insiste, “lui era con me, a Reggiolo, e ha accoltellato Christian”.

Una lunga giornata di interrogatori davanti alla Corte D’Assise del Tribunale di Reggio Emilia. Per la prima volta, Davide Ravarelli ha parlato davanti agli inquirenti, ricostruito tutta la sua storia con la modenese Francesca Brandoli, i rapporti definiti “buoni”con i figli di lei e con l’ex marito, Christian Cavaletti, fino ad arrivare alla sera del 30 novembre 2006, quando l’imprenditore 34enne venne ucciso nella sua casa di Reggiolo. Un giorno particolare, perché la mattina si tenne l’udienza nella quale i due bimbi piccoli della Brandoli e di Cavaletti furono affidati al padre. La sera dell’omicidio, Ravarelli afferma di non essersi mai mosso dalla nuova casa di via Don Minzoni, e di aver lasciato andare a Reggiolo la Brandoli, sola, in cinta di 7 mesi di suo figlio e sconvolta per l’udienza. Numerose le obiezioni sollevate dal Pubblico ministero Valentina Salvi e dal Giudice su questo punto. Soprattutto il fatto che Ravarelli, descrittosi come compagno attento e premuroso per le sorti del nascituro, fosse sempre rimasto accanto alla futura mamma. Sempre, tranne quella sera, un momento particolarmente drammatico. “Io tentati di fermarla ma non ci riuscì” ha detto Ravarelli. L’incongruenza più evidenziata dal giudice, ha riguardato però l’interpretazione delle intercettazioni fatte il 6 dicembre nell’auto della coppia, con la Brandoli che afferma “Hai scavalcato con i guanti sporchi di sangue” e lui che replica “Abbiamo scavalcato con i guanti, sicuro”. Solo congetture sull’assassino fatte leggendo i giornali, ha detto Ravarelli, che davanti alle domande incalzanti ha ripetuto la frase per spiegarsi, dicendo però “hanno scavalcato”. Un plurale passato dalla prima alla terza persona, che il Presidente della Corte ha ripetuto in aula, facendolo pesare come un macigno. Più breve l’interrogatorio della Brandoli, che ha confermato quanto detto in aula il 26 giugno, ovvero che lei andò a Reggiolo per dare la buonanotte ai suoi figli, ma restò in auto,lontana dalla scena del delitto, mentre Ravarelli scese e aggredì Cavaletti con il coltello appena acquistato in un centro commerciale. Poi lei tacque, ha ripetuto, per paura delle sue minacce. Minacce di cui non è rimasta traccia in tutti i tabulati a disposizione degli inquirenti.Ravarelli ha raccontato di come l’ha conosciuta, un estate, prima che sposasse Christian Cavaletti, di come si sono risentiti e innamorati. Ha ripetuto di averla amata, diverse volte nel corso dell’interrogatorio, e ha detto di avere insistito perché lei facesse con lui il terzo figlio. Di averla seguita a Modena per costruire con lei una nuova vita, tranquilla e serena, vicino alla famiglia Brandoli. Un racconto concitato e affettuoso. Ravarelli ha guardando a tratti l’ex compagna, che non ha mai corrisposto. Ferma impassibile, la modenese ha passato le 5 ore dell’interrogatorio dell’ex compagno scuotendo spesso la testa, senza lasciar trasparire alcuna emozione, sorridendo in alcuni momenti. Lui si è anche commosso, quando gli hanno mostrato la lettera che le aveva scritto in cella, qualche giorno fa, per chiedere conto delle pesantissime accuse lanciate nei suoi confronti. Ravarelli ha poi detto di aver sempre taciuto davanti agli inquirenti, su consiglio degli avvocati, perché, ha spiegato, i carabinieri lo avevano sempre attaccato, e non aspettavano altro che trovare un pretesto per incastrarlo “Sa – ha detto al giudice – con quel che si è sentito in televisione su Una Bomber”. Il suo unico desiderio, vivere la sua vita perfetta con Francesca Brandoli e il piccolo che lei aveva in grembo. L’ex compagna non ha tradito nessun sussulto nei confronti di queste affermazioni, ma ha rilanciato le dure accuse nei confronti di “Ravarelli”. Non l’ha mai chiamato per nome. L’ha dipinto come un mostro, che la minacciava in continuazione. Un’aggressività di cui, in aula, ha accusato anche lo stesso pubblico ministero. Tutto con unico pensiero in testa, non restare in carcere da innocente. 


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