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Sono stati condannati a 5 anni di carcere tutti e quattro i casertani che l’8 maggio del 2007 spararono alle gambe di Giuseppe Pagano, imprenditore edile di Castelfranco. Riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso.

A processo a Bologna, con rito abbreviato, per l’accusa di lesioni gravi, questa mattina c’erano Claudio Virgilio, Rodolfo Spatarella, Enrico Diana, nipote del boss latitante Raffaele Diana, e Antonio Noviello. Sono stati gli esecutori materiali della spedizione punitiva per l’imprenditore che ebbe il coraggio di denunciare il boss, per quella che venne definita la “mafia dei cantieri”. I quattro vennero arrestati dai carabinieri poco dopo l’aggressione, mentre un paio di mesi fa finirono in manette anche gli altri componenti della banda di Rafilotto, che diedero l’ordine e organizzarono il raid a Riolo di Castelfranco, quando Giuseppe Pagano venne raggiunto alle gambe da alcuni colpi di pistola mentre si trovava nel suo cantiere. I quattro sono stati condannati a 5 anni di carcere. La pm della direzione distrettuale antimafia, Lucia Musti, si è detta soddisfatta del fatto che sia stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso, a sottolineare come il problema a Modena esista concretamente. Nella seconda fase delle indagini sono finiti nei guai altri parenti di Raffaele Diana, il cugino Felice Pagano, il fratello Mario Diana, il nipote Nicola Natale, il genero Enzo Abatiello. Il boss è invece ancora ricercato: arrestato anni fa a Bastiglia, proprio dopo la denuncia di Pagano, è riuscito a fuggire grazie a un permesso.


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