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La pm della direzione distrettuale antimafia ha chiesto 41 anni di condanna per i 4 casertani che nel maggio di un anno fa gambizzarono un imprenditore edile di Castelfranco. Lunedì la sentenza.

E’ prevista per lunedì la sentenza per i 4 casertani che l’8 maggio del 2008 spararono alle gambe di Giuseppe Pagano, imprenditore edile di Castelfranco. L’accusa è tentato omicidio. Secondo le indagini, fu un’aggressione nata per vendicare la testimonianza dell’uomo ad un processo in cui era imputato Raffaele Diana, pericoloso capo clan dei casalesi, tutt’ora latitante. Al processo per rito abbreviato, che si sta celebrando a Bologna, la pm della direzione distrettuale antimafia, Lucia Musti, ha chiesto 11 anni e 6 mesi per Claudio Virgilio e per Rodolfo Spatarella. In base ai rilievi delle impronte digitali, furono loro a premere il grilletto. Chiesti 9 anni invece per il nipote del boss, Enrico Diana e per Antonio Noviello. Pene alte, ammette il magistrato, che spera venga riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso. Intanto, oggi, è stato arrestato a Casal Di Principe, uno dei protagonisti della prima ora dell’infiltrazione camorristica nel modenese: Francesco Compagnone. 17 anni dopo aver partecipato alla ormai storica sparatoria di via Benedetto Marcello, a Modena est, è stato prelevato dai carabinieri di Caserta, nella sua casa di San Cipriano D’Aversa, Francesco Compagnone, 58 anni. L’ordine di carcerazione è arrivato oggi dal Tribunale di Modena, dopo la sentenza definitiva per il tentato omicidio di Vincenzo Maisto: 12 anni di reclusione, che l’uomo, pregiudicato, sconterà nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Si tratta di uno degli ultimi protagonisti ancora in libertà, e soprattutto in vita, della Faida interna al clan dei casalesi che, nel 1991, portò prepotentemente alla ribalta una situazione fino a quel momento rimasta invisibile ai modenesi: l’infiltrazione della camorra nel nostro territorio. Accade la notte del 5 maggio. Notte che i residenti si ricordano bene, per il risveglio, alle due, a causa del rimbombo dei colpi di arma da fuoco. Si trattò dell’episodio più cruento dello scontro interno ai casalesi per il controllo del clan camorristico del casertano. Un conflitto arrivato fino a Modena, dove l’organizzazione gestiva le bische clandestine. Alla prima sparatoria in via Benedetto Marcello, dove viveva Maisto, ne seguì una seconda, nel gennaio del 1992, in via Monte Cuccoli. Un regolamento di conti con la Mafia del Brenta di Felice Maniero, di cui state vedendo le immagini. Il legame venne accertato nel corso del lungo processo che ha portato all’arresto di oggi.


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