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Non capì che il bimbo doveva nascere al più presto e falsificò la cartella clinica per evitare problemi. Per questo è stata condannata un’ostetrica del Policlinico. Riaperte anche le indagini su una ginecologa. Fin’ora era stata tenuta fuori dal processo.

6 mesi di condanna, meno della metà di quanto richiesto dalla Pm Ferretti, e 70mila euro di provvisionale per l’ostetrica del Policlinico accusata di non essersi accorta, durante l’esame su una puerpera, della grave insufficienza fetale del bimbo che stava per nascere, nel 2001. Quando l’ostetrica si accorse dell’errore, dicono gli inquirenti, falsificò la cartella medica per coprire le proprie responsabilità. Il bambino nacque con gravi deficit fisici, e i genitori fecero causa per lesioni, poi il piccolo, a soli 3 anni, morì, e l’accusa divenne omicidio colposo. Oggi la sentenza, che non chiude il processo in primo grado, ma lo riapre di fatto per un ginecologo, presente al momento dei fatti, ma impegnato in un’emergenza, e quindi, secondo la procura, all’oscuro dell’accaduto. La sua posizione era stata stralciata in un primo momento. Dopo quanto emerso in dibattimento, il giudice ha deciso invece di rinviare gli atti al Pm per valutare nuovamente la posizione del dottore.


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