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Un marocchino ha ucciso un connazionale con 14 coltellate. Ha detto di aver agito in preda ad un raptus, perché la vittima avrebbe fatto pesanti apprezzamenti sulla moglie. E’ accaduto stamattina all’alba, in una palazzina alle porte di Nonantola.

Due amici, tanto che l’uno ospitava spesso l’altro, quando, per brevi periodi, veniva dal Marocco per lavorare come ambulante. Fino a questa mattina alle 5 e mezza, quando il padrone di casa 36enne, connazionale, regolare e operaio in una ditta di Nonantola, ha afferrato un coltellaccio da cucina lungo 40 centimetri e ha colpito almeno 14 volte il 59enne, che stava per uscire di casa per andare a vendere la sua merce porta a porta. Una furia, dalla quale la vittima ha tentato di difendersi fuggendo dal piccolo appartamento al terzo piano, inutilmente. Quando i carabinieri sono arrivati nella mansarda, in una palazzina alle porte di Nonantola, di fronte alle Cantine Giacobazzi, hanno trovato una scena agghiacciante. Il coltello era addirittura spezzato, a terra. Le forze dell’ordine sono giunte sul posto dopo la telefonata dello zio dell’aggressore, a sua volta allertato dal nipote reo confesso. L’omicida non ha opposto alcuna resistenza agli uomini in divisa, e ha spiegato la sua versione dei fatti. Ha detto che da tempo ospitava saltuariamente la vittima, Nejmaoui El Maati, regolare, registrato come residente in via per Castelnuovo, sposato in Marocco e con due figli nel modenese. La situazione però era divenuta insostenibile, ha raccontato l’omicida agli investigatori, per l’imminente arrivo della propria consorte, incinta, dal paese d’origine. Da qui la discussione di questa mattina con l’ospite, degenerata però quando quest’ultimo, saputo dell’arrivo della donna, anziché acconsentire a togliere il disturbo, ha fatto pesanti apprezzamenti su di lei. Sono state probabilmente le sue ultime parole. Il 36enne è stato quindi arrestato. Delle indagini si occupa il Pm Marco Niccolini. Il corpo della vittima si trova ora in medicina legale. Sono ancora in corso le indagini, per verificare il racconto dell’assassino, che viveva in affitto nella mansarda di via Emilia Ovest.


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