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Timbrava il cartellino ma poi andava in piscina. Nei guai una dirigente della Provincia, l’accusa è di falso ideologico. Le fiamme gialle hanno documentato i suoi spostamenti per una decina di giorni.

Timbrava il cartellino ma poi andava in piscina. Nei guai una dirigente della Provincia, che rischia l’accusa di truffa aggravata. Le fiamme gialle hanno documentato i suoi spostamenti per una decina di giorni… A raccogliere la segnalazione, più che altro un malessere di alcuni dipendenti della Provincia che lamentavano della scarsa presenza di una dirigente in ufficio, un militare della guardia di finanza che in accordo con i superiori ha avviato un’indagine. E in poco tempo aveva già raccolto elementi relativi ad alcuni episodi in cui la donna avrebbe dovuto essere al lavoro e invece non c’era. A quel punto la procura ha chiesto un’ulteriore approfondimento: la donna, 55 anni, responsabile dell’area ambiente, membro dell’associazione Amici del nuoto, è stata controllata per una decina di giorni. E quello che è emerso è che spesso arrivava al lavoro, marcava il cartellino, ma poi, senza smarcare, si assentava alcune ore per andare in piscina, a casa, a fare la spesa. Tutte situazioni documentate e l’elenco delle marcature è stato richiesto e messo agli atti. I dirigenti della Provincia usano il cartellino dal 2000. La procura aveva anche chiesto un’interdizione cautelare dall’incarico, però non accolta dal Gip. Di diverso parere la difesa: l’avvocato Henrich Stove spiega che l’incarico da dirigente è a obiettivo, non c’è obbligo d’orario e anzi, la donna lavorava più di quanto richiesto, che spesso era fuori ufficio proprio per lavoro e semplicemente nella pausa pranzo andava a volte in piscina, certo, senza smarcare, ma non era obbligata a farlo. Duro il commento del presidente della Provincia Sabattini: “Mi auguro che il dirigente possa dimostrare la sua totale estraneità ai fatti, ma in ogni caso si è rotto il rapporto di fiducia che è alla base di quell’incarico” precisa Sabattini che annuncia di costituirsi parte civile per tutelare l’immagine della provincia e la credibilità dell’istituzione in caso si arrivi al processo. “Se eventuali responsabilità verranno accertate – dichiara Demos Malavasi, capogruppo Pd in Consiglio provinciale – la risposta dovrà essere esemplare”. “E’ augurabile che la dirigente riesca a dimostrare di essere estranea ai fatti contestati – dice Malavasi – ma è anche bene che la verità dei fatti emerga chiaramente e in tempi rapidi per evitare che dubbi e ombre si addensino in maniera indifferenziata sull’istituzione e sui dipendenti che lavorano e fanno il loro dovere”.


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