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Era una trappola quella in cui è caduto l’albanese ucciso sabato sera a Cognento. In base ai riscontri della polizia sul luogo del delitto lo aspettavano due tunisini intenzionati a rapinarlo.

Molto probabilmente volevano ucciderlo, lui e il cugino, anche per non lasciare testimoni e non rischiare vendette. Per questo quando Fissnit Belaj, 26 anni, albanese residente a Firenze, è arrivato assieme al cugino 22enne non ha nemmeno potuto scendere dall’auto perché Karim Nefissi, 23 anni, tunisino, assieme a un complice ancora da identificare, entrambi in sella a uno scooter, gli hanno spruzzato in faccia una sostanza urticante. Poi sono cominciate le botte, le pugnalate: sei i colpi che hanno ucciso Belaj, mentre il cugino, preso a bastonate, è riuscito a scappare. Proprio il 22enne albanese, clandestino, residente nel reggiano da parenti, ha ricostruito quando accaduto durante l’agguato e ha descritto alla polizia il complice di Nefissi. Non ha spiegato invece il motivo per cui lui e la vittima si trovavano a Cognento, ma gli inquirenti hanno pochi dubbi sul fatto che si trasse di una consegna di droga. Proprio alla sostanza stupefacente miravano i tunisini, che dopo l’agguato hanno rovistato dentro l’auto, tracce ematiche lo dimostrano. Nella colluttazione è però rimasto ferito anche Nefissi, abbandonato dal complice poco lontano dal luogo del delitto con in tasca ancora il coltello sporco di sangue, usato per finire Belaj. Ritrovato, poi, ieri a Modena, lo scooter usato dai tunisini. Ora Nefissi, accusato dell’omicidio, è piantonato in ospedale e non solo perché in stato di arresto. Si temono ripercussioni e vendette. Intanto la polizia sta cercando il complice.


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