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C’è stato tutto nella vita di Liliana Segre, 88 anni, una delle ultime sopravvissute ad Auschwitz

L’amore e la morte, l’odio e la resistenza, il perdono e la libertà. C’è stato tutto nella vita di Liliana Segre, 88 anni, una delle ultime sopravvissute ad Auschwitz, nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Mattarella e ospite a Carpi, ieri, in un auditorium San Rocco gremito di pubblico nell’ambito della settimana del convegno internazionale dedicato ai Campi di Transito in europa della seconda guerra mondiale. Come quello di Fossoli che la senatrice ha voluto visitare sola, prima dell’incontro, dove nei tragici anni della Shoa e dello sterminio, transitarono anche i suoi nonni paterni, a lei carissimi, poi uccisi ad Auschwitz.
La Segre ha abbandonato la scuola elementare nel settembre 1938 a causa delle leggi razziali istituite 80 anni fa. Dopo un tentativo di fuga in Svizzera col padre e due cugini, fu arrestata e, nel 1944, quando aveva 14 anni, deportata a Birkenau-Auschwitz col padre. L’arrivo nel campo di concentramento coincise con l’ultimo momento in cui vide il papà: furono separati e lei destinata alla sezione femminile. Pochi mesi dopo, il padre morì. Trasferita in tutta fretta nel 1945 nel campo di Malchow, venne liberata il 1 maggio


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