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Centinaia di persone questa mattina a Riccò per dare l’ultimo saluto ad Alex Ranieri, il 16enne morto in un incidente

16 anni ed un sogno da inseguire, quello di diventare un buon calciatore. Perché a quell’età a tutto puoi pensare, ai sogni, al futuro, ai viaggi da organizzare, tranne che ad un destino beffardo. Un destino che aveva già provato a segnarlo, quand’era ancora un bambino. Ma Alex era stato più forte, sconfiggendo la malattia. Il legame con Aseop, però, era rimasto, tanto che la famiglia ha chiesto di devolvere a questa associazione ogni offerta. E così hanno fatto i suoi compagni di squadra del Fiorano, gli ex compagni del Pavullo, squadra nella quale Alex aveva giocato per due anni, nei giovanissimi, i compagni di classe dell’istituto tecnico di Pavullo e gli amici di Serra, gli stessi che Alex aveva salutato venerdì sera, poco prima di perdere il controllo della sua moto sulla strada di San Dalmazio, mentre rientrava a casa a Riccò. Quel piccolo paese, dove tutti si conoscono, e che oggi ha fatto davvero fatica a contenere quella moltitudine di persone, stipate dentro la chiesa e fuori nel piazzale. Stretti in un enorme abbraccio alla famiglia di Alex Ranieri, il papà e la mamma, la sorella maggiore Giorgia e i nonni, sorretti all’uscita del feretro, tanto era la loro disperazione per la perdita di quell’amato nipote. Alex buono e giudizioso, Alex sempre corretto e taciturno. “In silenzio ma c’eri” lo ha ricordato questa mattina un compagno di squadra durante l’omelia “ed ora quel silenzio peserà ancora di più”.


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