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Bologna non dimentica. Trentotto anni dopo, per Bologna il 2 agosto è sempre il 1980, quando alla stazione scoppiò la bomba

Bologna non dimentica. Trentotto anni dopo, per Bologna il 2 agosto è sempre il 1980, quando alla stazione scoppiò la bomba che provocò 85 morti e 200 feriti: ancora oggi, coperture e depistaggi non ci consentono di conoscere tutta la verità. E’ la giornata solenne per Bologna, la giornata della memoria per una città che ogni anno celebra il proprio dolore e la propria voglia di reagire subito, senza indugio: dall’autobus 37 che raccolse prima i feriti poi le vittime, dalla mobilitazione di una città intera, dai ricordi alla forza politica di una città che chiede giustizia. Erano presenti Roberto Fico, presidente della Camera che ha promesso impegno, Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia che ha dichiarato che tutti gli atti della strage saranno presto desecretati, Michele Dall’Orco, sottosegretario ai trasporti e poi le autorità cittadine. La memoria di tutti è tornata a quell’afoso sabato di esodo agostano del 2 agosto 1980, quando alle 10.25 un’esplosione alla stazione centrale di Bologna spezzava nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze. Il boato squarcia l’ala sinistra dell’edificio su piazza Medaglie d’Oro: la sala d’aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano vengono disintegrati. Anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario e in ritardo di un’ora sulla tabella di marcia, è colpito dalla valanga di macerie e detriti che in pochi istanti schiacciano e soffocano inermi viaggiatori di ogni età e provenienza. In pochi minuti arrivano decine di mezzi dei vigili del fuoco, polizia, carabinieri, vigili urbani, ambulanze, l’Esercito. Saltano le linee telefoniche: cellulari e internet non esistono ancora. Le prime ipotesi investigative prendono in considerazione lo scoppio di una caldaia, ma nel punto dell’esplosione non ce ne sono. Lo si capisce presto, mentre i lavori di scavo procedono a rilento perché si continuano a cercare persone vive tra le macerie. In poco tempo, accantonata l’improbabile fuga di gas, la causa della strage si fa drammaticamente chiara: una bomba ad alto potenziale. In questi giorni, dopo le condanne in via definitiva a Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luyigi Ciavardini, come esecutori materiuali de3ll’atentato, in corte d’assise a Boloigna si celebra il processo a Gilberto Cavallini, per concorso nella strage, mentre un altro filone insegue la strada dei mandanti, sempre nell’ombra come si conviene ad ogni mistero italiano: Treno Italicus, Rapido 904, Ustica, i processi Falcone e Borsellino, la trattativa Stato-Mafia. E intanto oggi per Bologna, 38 anni dopo, è stato ancora il 2 agosto 1980.Bologna non dimentica. Trentotto anni dopo, per Bologna il 2 agosto è sempre il 1980, quando alla stazione scoppiò la bomba che provocò 85 morti e 200 feriti: ancora oggi, coperture e depistaggi non ci consentono di conoscere tutta la verità. E’ la giornata solenne per Bologna, la giornata della memoria per una città che ogni anno celebra il proprio dolore e la propria voglia di reagire subito, senza indugio: dall’autobus 37 che raccolse prima i feriti poi le vittime, dalla mobilitazione di una città intera, dai ricordi alla forza politica di una città che chiede giustizia. Erano presenti Roberto Fico, presidente della Camera che ha promesso impegno, Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia che ha dichiarato che tutti gli atti della strage saranno presto desecretati, Michele Dall’Orco, sottosegretario ai trasporti e poi le autorità cittadine. La memoria di tutti è tornata a quell’afoso sabato di esodo agostano del 2 agosto 1980, quando alle 10.25 un’esplosione alla stazione centrale di Bologna spezzava nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze. Il boato squarcia l’ala sinistra dell’edificio su piazza Medaglie d’Oro: la sala d’aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano vengono disintegrati. Anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario e in ritardo di un’ora sulla tabella di marcia, è colpito dalla valanga di macerie e detriti che in pochi istanti schiacciano e soffocano inermi viaggiatori di ogni età e provenienza. In pochi minuti arrivano decine di mezzi dei vigili del fuoco, polizia, carabinieri, vigili urbani, ambulanze, l’Esercito. Saltano le linee telefoniche: cellulari e internet non esistono ancora. Le prime ipotesi investigative prendono in considerazione lo scoppio di una caldaia, ma nel punto dell’esplosione non ce ne sono. Lo si capisce presto, mentre i lavori di scavo procedono a rilento perché si continuano a cercare persone vive tra le macerie. In poco tempo, accantonata l’improbabile fuga di gas, la causa della strage si fa drammaticamente chiara: una bomba ad alto potenziale. In questi giorni, dopo le condanne in via definitiva a Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luyigi Ciavardini, come esecutori materiuali de3ll’atentato, in corte d’assise a Boloigna si celebra il processo a Gilberto Cavallini, per concorso nella strage, mentre un altro filone insegue la strada dei mandanti, sempre nell’ombra come si conviene ad ogni mistero italiano: Treno Italicus, Rapido 904, Ustica, i processi Falcone e Borsellino, la trattativa Stato-Mafia. E intanto oggi per Bologna, 38 anni dopo, è stato ancora il 2 agosto 1980.Bologna non dimentica. Trentotto anni dopo, per Bologna il 2 agosto è sempre il 1980, quando alla stazione scoppiò la bomba che provocò 85 morti e 200 feriti: ancora oggi, coperture e depistaggi non ci consentono di conoscere tutta la verità. E’ la giornata solenne per Bologna, la giornata della memoria per una città che ogni anno celebra il proprio dolore e la propria voglia di reagire subito, senza indugio: dall’autobus 37 che raccolse prima i feriti poi le vittime, dalla mobilitazione di una città intera, dai ricordi alla forza politica di una città che chiede giustizia. Erano presenti Roberto Fico, presidente della Camera che ha promesso impegno, Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia che ha dichiarato che tutti gli atti della strage saranno presto desecretati, Michele Dall’Orco, sottosegretario ai trasporti e poi le autorità cittadine. La memoria di tutti è tornata a quell’afoso sabato di esodo agostano del 2 agosto 1980, quando alle 10.25 un’esplosione alla stazione centrale di Bologna spezzava nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze. Il boato squarcia l’ala sinistra dell’edificio su piazza Medaglie d’Oro: la sala d’aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano vengono disintegrati. Anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario e in ritardo di un’ora sulla tabella di marcia, è colpito dalla valanga di macerie e detriti che in pochi istanti schiacciano e soffocano inermi viaggiatori di ogni età e provenienza. In pochi minuti arrivano decine di mezzi dei vigili del fuoco, polizia, carabinieri, vigili urbani, ambulanze, l’Esercito. Saltano le linee telefoniche: cellulari e internet non esistono ancora. Le prime ipotesi investigative prendono in considerazione lo scoppio di una caldaia, ma nel punto dell’esplosione non ce ne sono. Lo si capisce presto, mentre i lavori di scavo procedono a rilento perché si continuano a cercare persone vive tra le macerie. In poco tempo, accantonata l’improbabile fuga di gas, la causa della strage si fa drammaticamente chiara: una bomba ad alto potenziale. In questi giorni, dopo le condanne in via definitiva a Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luyigi Ciavardini, come esecutori materiuali de3ll’atentato, in corte d’assise a Boloigna si celebra il processo a Gilberto Cavallini, per concorso nella strage, mentre un altro filone insegue la strada dei mandanti, sempre nell’ombra come si conviene ad ogni mistero italiano: Treno Italicus, Rapido 904, Ustica, i processi Falcone e Borsellino, la trattativa Stato-Mafia. E intanto oggi per Bologna, 38 anni dopo, è stato ancora il 2 agosto 1980.Bologna non dimentica. Trentotto anni dopo, per Bologna il 2 agosto è sempre il 1980, quando alla stazione scoppiò la bomba che provocò 85 morti e 200 feriti: ancora oggi, coperture e depistaggi non ci consentono di conoscere tutta la verità. E’ la giornata solenne per Bologna, la giornata della memoria per una città che ogni anno celebra il proprio dolore e la propria voglia di reagire subito, senza indugio: dall’autobus 37 che raccolse prima i feriti poi le vittime, dalla mobilitazione di una città intera, dai ricordi alla forza politica di una città che chiede giustizia. Erano presenti Roberto Fico, presidente della Camera che ha promesso impegno, Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia che ha dichiarato che tutti gli atti della strage saranno presto desecretati, Michele Dall’Orco, sottosegretario ai trasporti e poi le autorità cittadine. La memoria di tutti è tornata a quell’afoso sabato di esodo agostano del 2 agosto 1980, quando alle 10.25 un’esplosione alla stazione centrale di Bologna spezzava nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze. Il boato squarcia l’ala sinistra dell’edificio su piazza Medaglie d’Oro: la sala d’aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano vengono disintegrati. Anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario e in ritardo di un’ora sulla tabella di marcia, è colpito dalla valanga di macerie e detriti che in pochi istanti schiacciano e soffocano inermi viaggiatori di ogni età e provenienza. In pochi minuti arrivano decine di mezzi dei vigili del fuoco, polizia, carabinieri, vigili urbani, ambulanze, l’Esercito. Saltano le linee telefoniche: cellulari e internet non esistono ancora. Le prime ipotesi investigative prendono in considerazione lo scoppio di una caldaia, ma nel punto dell’esplosione non ce ne sono. Lo si capisce presto, mentre i lavori di scavo procedono a rilento perché si continuano a cercare persone vive tra le macerie. In poco tempo, accantonata l’improbabile fuga di gas, la causa della strage si fa drammaticamente chiara: una bomba ad alto potenziale. In questi giorni, dopo le condanne in via definitiva a Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luyigi Ciavardini, come esecutori materiuali de3ll’atentato, in corte d’assise a Boloigna si celebra il processo a Gilberto Cavallini, per concorso nella strage, mentre un altro filone insegue la strada dei mandanti, sempre nell’ombra come si conviene ad ogni mistero italiano: Treno Italicus, Rapido 904, Ustica, i processi Falcone e Borsellino, la trattativa Stato-Mafia. E intanto oggi per Bologna, 38 anni dopo, è stato ancora il 2 agosto 1980.Bologna non dimentica. Trentotto anni dopo, per Bologna il 2 agosto è sempre il 1980, quando alla stazione scoppiò la bomba che provocò 85 morti e 200 feriti: ancora oggi, coperture e depistaggi non ci consentono di conoscere tutta la verità. E’ la giornata solenne per Bologna, la giornata della memoria per una città che ogni anno celebra il proprio dolore e la propria voglia di reagire subito, senza indugio: dall’autobus 37 che raccolse prima i feriti poi le vittime, dalla mobilitazione di una città intera, dai ricordi alla forza politica di una città che chiede giustizia. Erano presenti Roberto Fico, presidente della Camera che ha promesso impegno, Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia che ha dichiarato che tutti gli atti della strage saranno presto desecretati, Michele Dall’Orco, sottosegretario ai trasporti e poi le autorità cittadine. La memoria di tutti è tornata a quell’afoso sabato di esodo agostano del 2 agosto 1980, quando alle 10.25 un’esplosione alla stazione centrale di Bologna spezzava nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze. Il boato squarcia l’ala sinistra dell’edificio su piazza Medaglie d’Oro: la sala d’aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano vengono disintegrati. Anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario e in ritardo di un’ora sulla tabella di marcia, è colpito dalla valanga di macerie e detriti che in pochi istanti schiacciano e soffocano inermi viaggiatori di ogni età e provenienza. In pochi minuti arrivano decine di mezzi dei vigili del fuoco, polizia, carabinieri, vigili urbani, ambulanze, l’Esercito. Saltano le linee telefoniche: cellulari e internet non esistono ancora. Le prime ipotesi investigative prendono in considerazione lo scoppio di una caldaia, ma nel punto dell’esplosione non ce ne sono. Lo si capisce presto, mentre i lavori di scavo procedono a rilento perché si continuano a cercare persone vive tra le macerie. In poco tempo, accantonata l’improbabile fuga di gas, la causa della strage si fa drammaticamente chiara: una bomba ad alto potenziale. In questi giorni, dopo le condanne in via definitiva a Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luyigi Ciavardini, come esecutori materiuali de3ll’atentato, in corte d’assise a Boloigna si celebra il processo a Gilberto Cavallini, per concorso nella strage, mentre un altro filone insegue la strada dei mandanti, sempre nell’ombra come si conviene ad ogni mistero italiano: Treno Italicus, Rapido 904, Ustica, i processi Falcone e Borsellino, la trattativa Stato-Mafia. E intanto oggi per Bologna, 38 anni dopo, è stato ancora il 2 agosto 1980.


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