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Mentre Bologna si appresa a commemorare il 38esimo anniversario della Strage alla Stazione ed in corte d’assise si svolge il processo al terrorista Gilberto Cavallini, emergono nuovi particolari sui rapporti fra terroristi, Servizi segreti e P2 nei giorni dell’attentato

Mancano appena quattro giorni al Due agosto, e alle commemorazioni dell’attentato alla stazione di Bologna, che nel 1980 uccise 85 persone e ne ferì oltre 200 ma l’eco di quella bomba esplosa alle 10.25 di quella mattina è più forte che mai. Mentre in corte d’assise si svolge il processo a Gilberto Cavallini, ex Nar, per concorso nella strage per cui sono già stati condannati Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini, tornano in prima pagina i misteri più fitti d’Italia, quelli che si riferiscono al capo della P2 Licio Gelli, “i finanziamenti e il misterioso documento ‘Bologna’, le protezioni che i servizi segreti hanno fornito ai terroristi neri coinvolti nella strage e l’ombra di Gladio. Il settimanale l’Espresso in edicola oggi pubblica altri documenti, finora inediti, che disegnano la stessa trama nera, una strage di Stato”, in cui si intravede “la mano di alcuni uomini dei servizi fedeli non alla costituzione, ma a Licio Gelli, il fondatore della P2”. “Vito Zincani, il giudice istruttore della maxi-inchiesta sulla strage”, afferma che “Fioravanti aveva rubato un’intera cassa di bombe a mano quando faceva il servizio militare a Pordenone, ed era stato ammesso alla scuola ufficiali nonostante fosse stato già denunciato e implicato in gravi reati”. Cavallini appare al centro di un caso ancora più inquietante, il mistero di una banconota spezzata”. Durante una perquisizione, tra le sue cose c’è il reperto numero 2/25, una mezza banconota da 1.000 Lire, con il numero di serie che termina con la cifra 63 e le banconote tagliate erano il segnale usato da Gladio per accedere agli arsenali e prelevare armi o esplosivi, in particolare dalle caserme in Friuli”. Come se non bastasse, “su una foto si legge il numero di una mezza banconota, le cui ultime due cifre sono 63, le stesse di Cavallini. Infine c’è il ruolo di Gelli, “a carico del quale, oggi, emergono nuovi fatti, su cui indaga la Procura generale di Bologna nell’inchiesta sui mandanti: tra le sue carte emerge un documento classificato come ‘piano di distribuzione di somme di denaro'”. Si parla di “milioni di dollari usciti dalla Svizzera tra luglio 1980 e febbraio 1981, e il documento ha l’intestazione ‘Bologna – 525779 XS’, numero e sigla che corrispondono a un conto svizzero di Gelli”. Altre note, scritte a mano dal capo della P2, “riguardano pacchi di contanti da portare in Italia: solo nel mese che precede la strage, almeno quattro milioni di dollari”. Giovedì intanto, Bologna ricorda ancora una volta, la trentottesima.


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