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Il manager italo canadese è scomparso stamattina nella clinica di Zurigo dove era ricoverato da alcune settimane

Addio a Sergio Marchionne. Si è spento a 66 anni il manager italo canadese che ha cambiato il volto e la storia della Fiat. L’ex amministratore delegato di Fca e presidente Ferrari è morto nella clinica di Zurigo nella quale era ricoverato da fine giugno, a causa di un peggioramento delle condizioni di salute avvenuto in seguito a un intervento chirurgico. Sabato la notizia dell’aggravarsi del suo quadro clinico (“condizioni gravi e irreversibili”, l’unica informazione trapelata dalla clinica di Zurigo) aveva innescato l’effetto domino delle sostituzioni delle molte cariche che ricopriva.
Nell’arco dei 14 anni alla guida della Fiat Marchionne ha cambiato tutto, prima risollevando la casa torinese da una difficile situazione economica, rilanciando gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano, poi con la svolta epocale dell’acquisizione della Chrysler, nel 2009, che portò la Fiat a essere il sesto gruppo automobilistico al mondo. Una realtà, quella di Fca, che si è sempre più consolidata nel mondo, e che ha portato Marchionne a tenere stretti rapporti con i grandi della terra, in particolare i presidenti degli Stati Uniti Barack Obama e Donald Trump. L’iniziale ripresa del gruppo è stata segnata dagli ottimi risultati di vendita in Europa, in Nordamerica e in Brasile, grazie a modelli di successo come la nuova Fiat 500, la nuova Panda, la Renegade. Artefice del rilancio oltre che di Chrysler anche di Jeep e dei marchi italiani Alfa Romeo e Maserati, con il lancio sul mercato di modelli innovativi come la Giulia, la Ghibli, lo Stelvio e il Levante. Nel 2010 l’uscita da Confindustria, nel 2011 la vittoria ai referendum sul nuovo accordo con i lavoratori negli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori, a dimostrazione di un cambio di paradigma impresso a 360 gradi.
Nel 2014 Marchionne diventò il nuovo presidente della Ferrari, sostituendo Montezemolo. Il 1° giugno scorso la cravatta per la prima volta ha sostituito l’inseparabile maglione blu per il giorno dell’annuncio dell’azzeramento del debito, suo obiettivo primario degli ultimi anni. In quell’occasione Marchionne ha anche lanciato la sfida dell’elettrico annunciando 9 miliardi di investimenti.
John Elkann, presidente Fca e da qualche giorno presidente Ferrari al posto proprio di Marchionne, ha affidato a poche righe il suo pensiero: “L’uomo e l’amico se n’è andato. Saremo sempre riconoscenti”.

Anche Modena ricorda Sergio Marchionne. “Un manager di statura internazionale”: per il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli. “Il suo ricordo – spera. ci sia di stimolo per affrontare le sfide dell’innovazione e della creazione di opportunità per il lavoro”. Il sindaco di Maranello Massimiliano Morini sottolinea la passione del manager per la “Ferrari e la vicinanza al territorio”. “Un professionista che ha segnato un profondo cambiamento nel mondo Fiat e puntava a riportare la Rossa di Maranello sul tetto del mondo” dice il Rettore Angelo Ondrisano, ricordando la sua partecipazione all’inaugurazione dell’840° anno accademico.
“Un leader ed un grande amico” innvece per il presidente e Ceo della Formula 1, Chase Carey. A un tweet si affidano le scuderie rivali di Formula 1, dalla McLaren alla Mercedes, che salutano il presidente del Cavallino come un “rivale duro, un alleato e un amico”. Marchionne era un leader non convenzionale e visionario anche per Jean Todt, oggi presidente della Fia ma per anni direttore generale della scuderia Ferrari. Ne piange il manager e l’uomo anche l’Automobile Club d’Italia
Profondo cordoglio anche da mondo imprenditoriale. Il presidente della Confindustria regionale, Pietro Ferrari, ricorda come Marchionne abbia saputo valorizzare Fca a livello globale, ma stringendo anche un forte rapporto con l’Emilia-Romagna, in particolare a Modena. “Un esempio per tutti” anche per CNA che, attraverso il presidente provinciale Claudio Medici, parla di un innovatore con i piedi per terra. “Sergio Marchionne ha salvato la Fiat con il contributo di alcuni sindacati” – scrive Fim Cisl. Unuomo con grandi doti da manager e uomo di finanza anche per la Fiom, che però resta dubbiosa sulle condizioni contrattuali dei lavoratori.


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