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Il Tribunale per i Minorenni del Pratello è al top per efficienza e quantità di lavoro. Ma la sua struttura continua a cadere a pezzi, come dimostrano gli ultimi crolli di inizio agosto

Casi delicati come quello degli accusati dello stupro di Rimini, al Tribunale e al carcere minorile del Pratello, non sono purtroppo così rari. Certo, le proporzioni dell’accaduto hanno smosso l’opinione pubblica e concentrato l’attenzione sui civici 36 e 38, dove si è consumata la drammatica udienza di convalida dei fermi, sotto i riflettori puntati anche della tv polacca. Non è la prima e non sarà l’ultima volta, che gli uffici giudiziari minorili, la cui efficienza in questi ultimi anni è stata valutata al top in termini di qualità e quantità del lavoro, finisce davanti all’attenzione generale. Eppure, quello che è un punto di riferimento, considerato anche il flusso di stranieri minori, in una città di frontiera come Bologna, che ne fa uno dei luoghi nei quali si gioca la partita dell’integrazione e del recupero, cade letteralmente a pezzi nella sua struttura. L’ultimo esempio dopo il temporale di inizio agosto, che ha richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco dopo il ritrovamento di pezzi di copri camino caduti dagli uffici giudiziari all’interno del cortile dell’Istituto Penale Minorile. Peraltro interessato in questi mesi da importanti investimenti per migliorare la vivibilità degli spazi aperti e di quelli interni. Una situazione paradossale, perché da un mese, dopo il sopralluogo dei vigili che hanno consigliato la chiusura al passaggio dei tratti interessati, chi deve essere condotto dal carcere agli uffici giudiziari deve passare dall’esterno e accedere dall’ingresso principale, al civico 36. Ieri, per evitare questo davanti alle tv, sono stati il pm e il Gip a fare il percorso inverso e così procedere all’udienza di convalida all’interno dell’IPM. E’ il simbolo di una situazione di enorme sofferenza, più volte pubblicamente denunciata dal presidente del Tribunale, Giuseppe Spadaro. Un problema di struttura, vecchia e fatiscente, che si tramuta in difficoltà organizzativa e mette in serio pericolo lo svolgimento, oltre che il decoro dell’attività giurisdizionale. Cosa particolarmente grave, trattandosi di giustizia minorile. Diventando anche un problema di sicurezza, non solo per i crolli, come l’ultimo del copricamino, ma anche per la mancanza degli spazi necessari e quindi di un’adeguata sorveglianza degli stessi. Tutto mentre in città è infuocato il dibattito sulla cittadella giudiziaria, nel quale però le strutture minorili non vengono ricomprese. D’altronde il Ministero, di fronte alle richieste di trasferimento, ha sempre opposto il carattere demaniale della struttura, come se per un ufficio che serve tutta la regione fosse impossibile trovare un’altra collocazione sempre demaniale.


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