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Gli esperti dell’Ausl di Modena sottolineano che non c’è nessun allarme nella nostra zona e ribadiscono l’unicità del caso

L’Anopheles è infrequente in Italia; il ceppo aggressivo di Malaria che ha ucciso una bambina di quattro anni a Brescia addirittura rarissimo; non esisteva inoltre un caso comprovato in cui una Anopheles avesse trasmesso quel particolare ceppo di Malaria nel nostro Paese. Questi gli elementi coi quali il personale dell’ospedale di Trento, probabile luogo del contagio, deve fare i conti per ricostruire l’accaduto, valutando se il contagio sia davvero arrivato da altri due bambini ricoverati proprio a Trento e originari del Burkina Faso, che dalla Malaria sono invece guariti. Un precedente che spaventa e di fronte al quale l’AUSL di Modena ha deciso di muoversi per rassicurare. L’episodio rende ora necessaria una campionatura delle zanzare per individuare focolai di vettori ma secondo l’OMS l’Italia è libera dalla Malaria endemica da vent’anni: alcuni casi si verificano – a Modena 14 dall’inizio dell’anno – ma sono tutti correlati a viaggi all’estero e quelli mortali sono rarissimi. L’ultimo risale al 2004 quando una ragazzina cinese, parte di un’atroce tratta di schiave transitate dalla Nigeria, contrasse la malattia durante il viaggio e morì al Policlinico al pari di altre sue connazionali in altri luoghi d’Italia. Ed ecco riemergere il tema delle migrazioni, che gli esperti medici respingono come corresponsabile della tragedia. Ricordando però a coloro che provengono da Paesi endemici che la resistenza del proprio organismo al contagio non è per sempre: si perde in 12-18 mesi, e quindi è opportuno al ritorno in Italia farsi controllare.


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