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Il sospetto è che dietro l’atto intimidatorio ci sia un’organizzazione criminale

Potrebbe esserci la criminalità organizzata dietro l’ordigno artigianale fatto esplodere nella notte tra il 28 e il 29 luglio sotto il porticato di una villetta a Borgo Visignolo, frazione tra le colline di Baiso. L’esplosione non aveva provocato danni a persone perchè in quel momento in casa non c’era nessuno. L’uomo che da un paio di settimane viveva nella villetta, il commerciante modenese Gian Luca Catelani, era rientrato solo alle 4 del mattino. Gli inquirenti si sono fatti subito l’idea che fosse proprio lui – in passato titolare di diversi locali pubblici a Modena – il destinatario dell’intimidazione.
Ma già nella prima settimana di agosto gli atti dell’inchiesta condotta dai carabinieri di Reggio, coordinati dal sostituto procuratore Giulia Stignani, sono stati trasferiti per competenza alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna. Il fascicolo d’indagine, che contiene anche la relazione dei Ris di Parma sulle caratteristiche dell’ordigno, è da un mese sul tavolo del procuratore capo Giuseppe Amato.
Il fatto che il caso sia passato nelle mani dell’Antimafia non significa automaticamente che a piazzare la bomba di Visignolo sia stata la criminalità organizzata. Ma le indagini hanno fatto emergere il sospetto che dietro una possibile vicenda di usura possa nascondersi un contesto più complesso, che rimanda a personaggi in odor di mafia che agiscono in provincia di Modena. Coloro che hanno messo l’ordigno esplosivo sotto il porticato dell’appartamento abitato da Gian Luca Catelani potrebbero essere l’ultimo anello di un’organizzazione passata indenne attraverso le indagini giudiziarie degli ultimi anni.


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