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Sarà un dispositivo progettato all’Università di Bologna a monitorare la salute degli astronauti nello spazio. A sperimentarlo, l’italiano Paolo Nespoli.

C’è anche un po’ di Bologna nello spazio. E’ il dispositivo IN SITU Bioanalysis, che si prenderà cura della salute degli astronauti. Si tratta di un progetto sviluppato del Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Alma Mater, partito il 14 agosto con la navicella spaziale SpaceX Dragon dalla base di Cape Canaveral, con destinazione la Stazione Spaziale Internazionale, per essere testato nell’ambito della missione SpX-1. Il dispositivo consente di monitorare lo stato di salute degli astronauti per mezzo di alcune analisi chimico-cliniche su campioni della saliva, ottenuti dunque in maniera non invasiva. I dati, raccolti in un computer portatile, saranno inviati a terra via telemedicina. A testare l’apparecchio sarà l’astronauta italiano Paolo Nespoli, impegnato nella missione Vita sulla Stazione Spoaziale Internazionale, e che assieme al collega Fischer ha agganciato la navicella Dragon. I dati clinici saranno vagliati dal gruppo di ricerca coordinato dal Prof. Aldo Roda, presso le facilities di Kayser Italia, a Livorno. In questo modo si potrà procedere alla diagnosi precoce di eventuali disturbi e attivare tempestivamente le opportune terapie farmacologiche. La ricerca sarà focalizzata sulla determinazione dei livelli salivari di cortisolo, un indicatore di stress, che sarà il principale, ma non l’unico parametro preso in considerazione per definire lo stato di salute, appetito e problemi digestivi. Uno strumento che potrebbe diventare molto importante per la permanenza degli astronauti nello spaizo o per alcune missioni come la prossima su Marte. Il progetto è sviluppato in collaborazione con la Nasa ed è stato finanziato dall’Asi, l’Agenzia Spaziale Italiana.


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