in:

Ogni anno Bologna si stringe attorno alle famiglie delle vittime e ricorda una delle pagine più tragiche della cronaca nazionale

Sono passati 26 anni dalla strage del Pilastro in cui persero la vita tre carabinieri, trucidati dalla banda della Uno Bianca. Da allora ogni anno Bologna si stringe attorno alle famiglie delle vittime e ricorda una delle pagine più tragiche della cronaca nazionale. Questa mattina alle 11.00 l’arcivescovo Mons. Matteo Maria Zuppi ha celebrato la messa commemorativa, subito dopo in Via Casini, c’è stata la deposizione delle corone d’alloro davanti al monumento in memoria delle vittime. Il valore della memoria, il bisogno del conforto e l’importanza di dare valore alla vita, quella vita che a Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini, i tre carabinieri trucidati dalla banda della Uno Bianca, è stata tolta. Questi i temi toccati dall’Arcivescovo di Bologna, Mons. Matteo Maria Zuppi durante la messa di commemorazione della strage avvenuta il 4 gennaio del 1991. Qui, nella chiesa di Santa Caterina da Bologna al Pilastro, affollata come ogni anno, la città, le istituzioni, le forze dell’ordine e i parenti delle vittime hanno perpetuato il ricordo di una della pagine più amare della cronaca nazionale. A scandire la giornata della memoria sono state l’intensa liturgia prima e la deposizione delle corone d’alloro poi. Come ogni anni in tanti si sono stretti attorno a chi quel giorno di gennaio ha perso un figlio, un fratello, un collega. Dure e addolorate le parole della mamma di Otello Stefanini che così ha commentato l’intenzione di Fabio Savi di scrivere un memoriale: “Però scriva la verità”, ha detto senza riuscire a trattenere le lacrime.

 

Cosa può dire Savi? Noi abbiamo gente che lui ha ferito e che ancora si sta curando in ospedale”. Lo ha detto Rosanna Zecchi, presidente dell’associazione Familiari Vittime della Uno bianca, rispondendo ai cronisti sull’intenzione di Fabio Savi, uno dei killer della banda, di pubblicare una autobiografia che ha scritto in carcere. “Può fare quello che vuole, noi non lo accettiamo e dopo tanto tempo è il caso di smetterla, non se ne può più – ha detto ancora Zecchi a margine della cerimonia con cui a Bologna è stato commemorato il 26esimo anniversario dell’eccidio dei tre carabinieri al Pilastro – ogni anno ci rovinano le cerimonie con queste cose, il libro o qualcos’altro”.

 

Un dipinto astratto fatto con ritagli di giornale e titoli dell’epoca, coperti da una prevalenza di color rosso sangue e alcuni raggi bianchi e altri rossi. E’ il modo con cui il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini, magistrato che coordinò le indagini e condusse l’accusa nei processi contro la Banda della Uno Bianca, attraverso la pittura ha provato a imprimere in un ricordo i fatti di quegli anni: il gruppo criminale guidato dai fratelli Savi tra il 1987 e il 1994 uccise 24 persone e ne ferì cento, tra Bologna, la Romagna e le Marche. “Ho cercato solo di trasmettere quelle drammatiche emozioni che in me permangono fortissime pur a distanza di tanti anni da quei tremendi fatti”, ha spiegato Giovannini, nel giorno del 26/o anniversario della Strage del Pilastro, dove la banda assassinò tre giovani carabinieri, Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini.


Riproduzione riservata © 2019 TRC