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Il testamento spirituale dell’arcivescovo, scritto di suo pugno nel settembre del 2014, che esordisce con il salmo 84: “Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio”

Poche righe scritte di proprio pugno con grande umiltà. A quasi dieci giorni dalla sua scomparsa è stato pubblicato oggi sul settimanale dell’arcidiocesi ‘Nostro Tempo’ il testamento spirituale dell’arcivescovo di Modena e Nonantola, mons. Antonio Lanfranchi scomparso lo scorso 17 febbraio dopo una lunga malattia. Si tratta di una lettera,  datata 14 settembre scorso, per sua ammissione “essenziale”.

<<Accingendomi a stendere il mio testamento, che vorrebbe essere “essenziale”, parto dal Salmo 84: “Beato chi trova in Te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 84,6). Grazie al dono della fede ho percorso il cammino della vita come un viaggio “santo” diretto verso una meta certa, che ha sostenuto la speranza. Ora, giunto al termine di questo viaggio, giunto davanti alla Maestà Divina, alla Gloria della Trinità, parafrasando le parole di S.Agostino, prego: “Davanti a Te, o Signore, è la mia debolezza, la mia fragilità, il mio peccato; davanti a Te è la mia forza, quello che per tua grazia mi hai dato di realizzare di bene. Questo prendilo, quello perdonalo”. Con verità devo confessare che il filo d’oro che ha unito la mia vita è l’amore misericordioso di Dio e solo quello; amore che si è manifestato nel dono della vita, della vocazione al sacerdozio, nel dono dell’episcopato, nella grazia di essere vissuto nella Chiesa, nei vari presbiteri, nelle comunità. Quante grazie! Tante volte mi sono chiesto: “Dove potresti essere ora se il Signore non ti avesse chiamato? Quale sarebbe stato il tuo destino?”. Ringrazio il Signore di non avermi mai abbandonato con il suo amore. Ringrazio la Dolcissima Mamma del Cielo, Maria, di avermi avvolto sempre nel manto del suo grembo. Ho avuto la grazia di nascere e di crescere in una famiglia di montagna, povera ma dignitosa a cui non è mancato l’essenziale, sostenuta dal dono della fede, dove valori umani e cristiani si fondevano, dove parrocchia, scuola e famiglia trasmettevano una visione unitaria di vita. Ringrazio per la testimonianza che mi hanno offerto e per i sacrifici compiuti per me i miei genitori e i miei fratelli e gli altri familiari; ringrazio gli insegnanti, gli educatori, i parroci. Attraverso la loro testimonianza ho imparato a vivere nell’essenziale delle cose semplici della vita, ad apprezzare la ricchezza e la bellezza della vita in sé, affrontandola nel suo realismo.
Grazia del Signore è stato il Seminario Urbano, grazia è stato il Collegio Alberoni; grazia sono stati gli studi a Roma e le esperienze pastorali che mi hanno permesso di amare e apprezzare tutte le vocazioni, vivendo nella Chiesa la corresponsabilità, la compresenza e la complementarietà dei doni dello Spirito. Ringrazio il Signore del dono grande della Chiesa che mi richiama la presenza storica di Gesù Cristo. Quello che ho ricordato è ben poco rispetto a quello che avrei dovuto dire.
Chiedo perdono se ho offeso qualcuno; ho cercato di non mantenere rancore o odio con nessuno e se qualcuno si è sentito escluso, chiedo umilmente perdono. Tutti vorrei abbracciare con amore>>.

Antonio Lanfranchi
Modena 14.9.2014


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