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Accordo tra il Tribunale di Sorveglianza di Bologna e l’associazione di volontariato rivolta agli anziani. I detenuti ammessi potranno lavorare in una delle sue sedi o partecipare alle sue attività. L’iniziativa sopperisce alla scarsa richiesta da parte delle aziende

Grazie ad un accordo tra il Tribunale di Sorveglianza di Bologna (presieduto da Francesco Maisto) e l’Auser, associazione di volontariato e promozione sociale rivolta agli anziani, a circa 200 detenuti delle carceri dell’Emilia-Romagna sarà consentito di poter svolgere lavoro esterno nelle sedi dell’associazione o in attività che l’Auser (legata alla Cgil) cura nel territorio. L’accordo è rivolto ai detenuti condannati in via definitiva ammessi al lavoro esterno o in semilibertà ed è dettato anche dal fatto che in un momento di crisi ci sono poche richieste da parte delle aziende. L’associazione si impegna a garantire ai detenuti un pasto, il trasporto da e per il carcere e l’assicurazione contro gli infortuni.

 

Con questo accordo, ha spiegato successivamente l’associazione, le 12 strutture territoriali di Auser presenti in regione “si impegneranno a favorire l’accoglienza dei condannati in attività di volontariato, mettendo in atto una progettualità mirata, realizzata d’intesa con il Tribunale di Sorveglianza”. In altre parole, in ogni territorio, a seconda dei progetti avviati da Auser, delle necessità del Tribunale e delle possibilità di accoglienza delle sedi Auser, verranno promossi percorsi differenti, tutti mirati ad offrire nuove opportunità di recupero sociale. A seconda delle specifiche situazioni i detenuti “verranno così impegnati in attività di servizio alle persone più fragili, in particolare anziani e disabili”, ma anche in servizi rivolti come ad esempio la guardia dei parchi e dei musei.

 

“Questo progetto ci sta particolarmente a cuore – sottolinea il presidente di Auser Emilia Romagna, Franco Di Giangirolamo – perché valorizza davvero la funzione sociale del volontariato, estendendo l’impegno di Auser, da sempre a fianco dei cittadini più deboli, anche all’universo del carcere e, nello stesso tempo, offrendo ai detenuti nuove possibilità di inserimento”. “E’ un’ iniziativa importante – aggiunge il presidente del Tribunale di Sorveglianza Francesco Maisto – dal momento che non ci sono offerte esterne per il lavoro, vista la situazione di crisi economica e in previsione dell’aumento del numero dei detenuti definitivi nelle carceri di questa regione”.

 

Secondo i dati elaborati dalla Regione i detenuti impegnati in lavori di pubblica utilità in Emilia Romagna al 31 dicembre 2012 erano 168; un numero certamente non eclatante se messo a confronto con il totale dei detenuti nella nostra regione (si parla di quasi 4.000 presenze in carcere a fronte di circa 2.500 posti disponibili). In questo contesto il nuovo protocollo potrà dunque offrire un importante contributo al più generale processo di reinserimento sociale.


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