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Ieri il Cda della fondazione Museo Casa natale Enzo Ferrari ha votato a larga maggioranza il contratto che prevede di affidare la gestione della struttura al Cavallino per sei anni. Domani invece è attesa l’ufficializzazione con il voto del consiglio generale

Questo matrimonio s’ha da fare. Al contrario dei promessi sposi l’unione tra il Mef e la Ferrari sembra la logica conseguenza dei fatti per uno struttura che altrimenti rischierebbe di restare una cattedrale nel deserto.

 

L’hanno capito anche i membri del Cda della fondazione Museo Casa natale Enzo Ferrari che ieri hanno votato a larghissima maggioranza il primo via libera all’accordo. Si tratta di un contratto di sei anni, rinnovabile per altri sei, che consegna le chiavi del Mef in mano alla Ferrari. Maranello avrà quindi carta bianca su tutto, dalle mostre agli eventi fino alla promozione.

 

Un accordo atteso a lungo che però all’inizio ha dovuto superare qualche ostacolo all’interno della Fondazione. Domani è in programma la riunione del Consiglio generale, a cui fanno parte esperti del settore come Francesco Stanquellini, Mauro Forghieri e lo stesso Antonio Ghini direttore del museo di Maranello, per la ratifica definitiva del contratto deliberato dal cda.

 

 

In fondo l’esito è scontato. Mentre al suo primo anno il Mef ha fatto appena 77mila visitatori costringendo al forfait i primi gestori a causa dell’insostenibilità economica, il museo Ferrari di Maranello ha da poco tagliato l’ambito traguardo dei 300mila biglietti venduti in anno. Performance che fa della struttura del Cavallino uno dei pochi musei italiani capace di autofinanziarsi. Dote non da poco per un matrimonio che s’ha da fare.


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