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Riscoprire un piatto della tradizione modenese come il gnocco fritto, declinandolo in modi nuovi e creativi. È quanto si propone la Confraternita del Gnocco d’oro

Viaggiare nel tempo, riscoprire le nostre origini, declinando uno dei prodotti della tradizione modenese, il gnocco fritto, in modi nuovi e creativi. La seconda edizione del Trofeo Gnocco d’oro ha richiamato a Modena chef, gourmet, giornalisti e scrittori del food per studiare tutte le possibili declinazioni di questo piatto tipico modenese.
Quattro le sezioni: bar e ristoranti per la Confraternita del Gnocco d’oro e bar e ristoranti per il Carlino d’oro. Sul podio nell’edizione 2013 sono così finiti il Chiosco l’insolito, vincitore del gnocco d’oro; il bar pasticceria Dondi, gnocco d’argento; il bar via Taglio 12 vincitore del gnocco di bronzo. Per i ristoranti, 1° premio all’Antica Moka, 2° premio al ristorante Laghi di Canpogalliano e 3° alla trattoria Baldini di San Martino Secchia. Ma sentiamo da alcuni dei vincitori qual è la ricetta del loro successo. Un gnocco fritto dunque che piace ad ogni ora del giorno e che accontenta tutti palati. Un alimento che ben si adatta anche a tutte le tasche e più che mai gradito vista la crisi economica. Per l’occasione, il Presidente della Confraternita del Gnocco d’oro ha curato la realizzazione del volume “La Coppia perfetta”. Per lui chef stellati da tutta Italia hanno studiato abbinamenti particolari che vedono come protagonista assoluto il gnocco fritto. Così c’è chi propone la bortellina, un gnocco con le uova che non gonfia. Chi il gnocco affogato in una mousse di radicchio e spuma, chi in veste rivisitata, tipo panino. Immancabili i nostri Massimo Bottura e Luca Marchini. Per l’occasione lo chef della Franscana si è richiamato alla merenda dei bambini emiliani, proponendo un ricordo di un panino alla mortadella. Finite le premiazioni, fari puntati già sulla prossima edizione che avverrà in pieno Expo’ 2015. Il prossimo obiettivo della Confraternita del Gnocco d’oro sarà quella di valorizzare ulteriormente i prodotti tipici locali, perché dalla tradizione si riscopre la cultura, da qui possono ripartire l’economia ed il made in Italy.


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