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Il Policlinico bolognese all’avanguardia: già raggiunti gli standard obbligatori dal 2016. primo in regione a ricevere la certificazione Eusoma, ha un approccio che migliora del 18% la sopravvivenza delle donne

La cura del cancro al seno a Bologna è già oltre gli standard minimi europei che dal 1° gennaio 2016 saranno obbligatori per tutte le Breast unit negli ospedali nei Paesi membri della Ue. Il traguardo raggiunto dal Policlinico Sant’Orsola è sancito dalla certificazione Eusoma, società europea che riunisce gli esperti di senologia e definisce appunto gli standard per diagnosi e terapia del tumore alla mammella, ottenuta il 16 settembre scorso. La Breast unit del Sant’Orsola è la prima in Emilia-Romagna a ricevere questo riconoscimento e la sesta in Italia, dopo i centri di Varese, Milano (Rozzano), Bolzano e i due di Pavia.

 

Merito del Policlinico, oltre all’alto numero di casi trattati, è aver messo in piedi un team multidisciplinare di esperti e un percorso già preparato dedicato alle pazienti, che non devono più rincorrere le visite da prenotare da ogni singolo specialista. Uno studio inglese dimostra, tra l’altro, che un approccio multidisciplinare alla cura del tumore al seno migliora la sopravvivenza delle donne del 18%, mentre “un nuovo farmaco è considerato molto efficace se aumenta la sopravvivenza delle pazienti del 5%”, sottolinea il direttore della Breast unit, Mario Taffurelli, questa mattina in conferenza stampa.

 

Il percorso del Policlinico per ottenere la certificazione europea è iniziato nel 2011 e nel giugno 2012 il Sant’Orsola ha ricevuto la visita degli esperti dell’Eusoma per la valutazione “sul campo” della Breast unit. Il primo parametro da rispettare è operare almeno 150 nuovi carcinomi all’anno: il Policlinico ne ha registrati 265 nel 2011 e 313 nel 2012, mentre quest’anno sono già 508 le donne entrate nel percorso della Breast unit, di cui circa 400 operate: il 25% viene da fuori Emilia-Romagna.

 

“L’incidenza del tumore al seno è in aumento – spiega Taffurelli – ma la mortalità è in continua diminuzione: in media, la sopravvivenza delle donne colpite dal cancro alla mammella è dell’84-85%”. Gli esperti dell’Eusoma torneranno al Sant’Orsola fra un anno (e, in seguito, dopo altri tre) per verificare il mantenimento degli standard di qualità e confermare la certificazione. La Breast unit del Policlinico supera i minimi richiesti in tutti i 10 indicatori, che riguardano terapia e diagnostica, come ad esempio gli interventi conservativi (almeno il 70% di tumori sotto i tre centimetri) e gli interventi fatti dopo una diagnosi preoperatoria (almeno l”80%).

Il centro del Sant’Orsola coinvolge circa 100 professionisti tra medici, infermieri e tecnici. Un team multidisciplinare composto da chirurgo, oncologo, patologo, radiologo e radioterapista si riunisce una volta a settimana per definire il trattamento e il percorso post-operatorio di ogni paziente, deciso caso per caso: ogni donna, quindi, ha un trattamento personalizzato. Del team fa parte anche l’infermiera case manager, che fa da collegamento tra i medici e la paziente, di cui è il punto di riferimento.

 

Due volte a settimana, poi, la donna in cura incontra tutti gli specialisti per conoscere come va avanti la terapia. Se necessario, vengono contattati e attivati anche altri specialisti: chirurgo plastico, genetista, psicologo, fisioterapista e medico nucleare. In questo modo, sottolineano gli specialisti del Sant’Orsola, “si riduce la frammentazione delle cure”. I risultati della Brest unit sono stati presentati questa mattina dal direttore sanitario del Policlinico, Mario Cavalli, insieme ai responsabili clinici Taffurelli, Claudio Zamagni e Stefano Mignani, e a Silvia Righi, referente per le infermiere case manager.


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