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La ricostruzione va avanti, ma ogni scossa porta indietro nel tempo e la burocrazia frena il ritorno alla normalità. Il punto con il sindaco.

Hanno riacceso il ricordo di quel terribile 20 maggio 2012 le scosse avvertite distintamente ieri mattina dalla popolazione di Finale Emilia, con epicentro proprio tra Modena e Ferrara. La più forte alle 11.23, magnitudo 2.8, con profondità 5 km.  Ancora una volta tutti fuori casa, scuole evacuate per sicurezza, ma fortunatamente nessun danno. Oggi tutto sembra tornato alla normalità. Da quando l’Emilia è stata colpita dal terremoto nulla è più stato come prima nella Bassa terremotata, ma nemmeno il sisma è riuscito a fermare la fiducia e la voglia di ripartire dei modenesi. A dirlo sono gli ultimi dati presentati dal sindaco di Finale, uno dei paesi più martoriati dalle scosse. I numeri parlano chiaro: rispetto al periodo pre-sisma, le attività commerciali sono in crescita: si parla di 24 nuovi negozi sorti nei centri commerciali all’aperto. I nuovi imprenditori vengono anche da realtà vicine: da Bologna, dalla Romagna. La voglia di investire in una realtà che dovrà per forza ripartire sembra dunque essere di traino per l’economia. Tutto questo mentre i residenti sono in calo. A Finale rispetto a Mirandola non si sono mai scelti moduli abitativi provvisori, i cosiddetti Map, ma si è preferito spostare i terremotati in paesi vicini. Ma la ferita ancora aperta di Finale oggi si chiama ricostruzione. “La burocrazia frena tutto” continua a ripetere il primo cittadino. Sono ancora 1200 gli edifici inagibili con danni di tipo E, i più gravi.

Intanto a Mirandola sono stati affidati i lavori di ripristino funzionale e di adeguamento sismico del Centro nuoto. Le piscine, infatti, avevano subito ingenti danni dal terremoto. Ora saranno completamente ristrutturate, a cominciare dagli spogliatoi e dai locali di servizio. Durante l’intervento, affidato alla Coop Muratori di San Possidonio, l’impianto resterà comunque aperto al pubblico.


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