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Ma il problema, spiega Confedilizia, è la mancanza di logica con cui avviene l’inquadramento catastale, che crea enormi disparità.

Per gli immobili classificati al catasto come A9, cioè castelli, palazzi artistici o storici, (2.594 il totale in Italia), a registrare il maggior numero di unità è la provincia di Bologna (con 464 unità) mentre in ben 15 province italiane non vi è alcun immobile con tale inquadramento catastale. Ad Aosta è accatastato un solo ”castello”. Curioso, ma c’è un motivo, dice Confedilizia. Nella classificazione degli immobili compresi nelle categorie catastali A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi artistici o storici) si rileva ”l’assenza di qualsiasi logica”: la varietà estrema dei dati relativi alla loro ubicazione sul territorio ”non ha alcun razionale e obiettivo collegamento con la demografia, la storia, l’arte, i valori e la consistenza del patrimonio immobiliare”. Lo sottolinea in una nota l’associazione, aggiungendo che ”nonostante questa situazione, più volte denunciata, anche la legge di stabilità 2014, in discussione al Senato, tende a discriminare tutti gli immobili A1, A8 e A9 (74.430 in tutta Italia), inserendoli in un comparto di reietti, da colpire fiscalmente, senza alcuna realistica considerazione né delle reali caratteristiche di tali immobili né della loro individuazione sul territorio”.


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