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Le nuove norme mettono a rischio la green economy

La democrazia energetica sarà il modo con cui il mondo sconfiggerà la crisi. Con questa profezia, alcuni anni fa a Modena, il celebre economista Jeremy Rifkin, anticipò la crisi e ne prefigurò anche una soluzione, attraverso l’utilizzo dell’idrogeno e, soprattutto, la creazione di una rete di piccoli impianti domestici. Ora che anche in Italia la diffusione del fotovoltaico sta prendendo piede, grazie soprattutto ai contributi statali, prende forma sempre più la battaglia per l’energia. Da una parte le grande imprese, come le ceramiche, che nei fatti pagano in bolletta i contributi che lo Stato distribuisce; dall’altra famiglie e piccole imprese che proprio grazie a quei fondi riescono ad attivare gli impianti. Tema caldissimo che coinvolge ambiente, idea di sviluppo, qualità del paesaggio, divenuto ancora più cruciale dopo la recente approvazione del Governo dei decreti attuativi sulle energie rinnovabili. “Un duro colpo alla green economy”, secondo l’assessore provinciale all’ambiente Stefano Vaccari che ha pure ipotizzato di dover rivedere il piano di impianti fotovoltaici da realizzare nelle scuole. Ma le nuove norme che riducono gli incentivi e aumentano la burocrazia non piacciono nemmeno alle associazioni di categoria della piccola impresa. E così, nei giorni scorsi, davanti a Montecitorio, è scattata la protesta contro la nuova formulazione del Conto Energia. Secondo Cna, c’è il rischio che la quinta modifica in sette anni dia il colpo di grazia al settore, alle imprese che vi operano e ai loro 150mila dipendenti. “Anche perché – attacca l’associazione – la riduzione degli incentivi era già prevista a partire dal 1° gennaio 2013, ma questa accelerazione rischia di fermare un processo virtuoso di investimento e riammodernamento infrastrutturale”. Per questo Cna chiede di tutelare gli impianti di piccola dimensione, fino a 30 kiloWatt di potenza che dovrebbero restare senza tetti massimi di incentivazione.


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