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Una giornata lunga e difficile, iniziata con la decisione dell’assessore Sitta di rassegnare le dimissioni

“La stima, l’amicizia, l’affetto che ho per Giorgio mi impongono di non costituire per lui un problema; l’amore che ho per la mia città mi impone di farmi da parte per riportare serenità nel confronto politico”. Con queste parole Daniele Sitta, l’assessore più in vista degli ultimi anni a Modena, passa la mano e conclude un’avventura amministrativa che ha lasciato un segno profondo nella città. Fatti concreti e accesi scontri con i suoi detrattori, associazioni ambientaliste in primis, ma non solo. Toni spesso sopra le righe, ma con il grande merito della chiarezza delle proprie posizioni. E anche nel giorno delle dimissioni che lui stesso ha definito “irrevocabili”, Daniele Sitta non è venuto meno al suo modo di fare politica e ha sintetizzato in quattro pagine, dense di contenuti e spunti di riflessione, il suo pensiero. Senza sconti, come quando definisce “avvelenata e distruttiva”, la recente discussione innescata dai vertici del Pd e da Modena Attiva sul suo operato. “Auspico – sottolinea Sitta nel suo saluto alla città – che così si passi dalle ridicole considerazioni sul mio carattere al merito dei progetti che servono ai modenesi”. E qui inizia la parte più ricca di contenuti della sua riflessione quella in cui sottolinea come “come un moderno governo riformista deve superare le posizioni demagogiche e frutto di egoismi individuali per puntare a soddisfare i diritti fondamentali dei cittadini”. E questo si traduce per l’assessore nella necessità di un nuovo progetto per Modena, “città europea, giovane e aperta”, che deve essere sostenuto da coalizioni capaci di fare scelte concrete e in tempi rapidi e non tenute insieme “da approcci ideologici e generici programmi”. Ogni riferimento all’attuale alleanza con Sinistra, ecologia e libertà appare evidente. Poi la conclusione finale dell’ormai ex assessore all’urbanistica “Non sono un uomo per tutte le stagioni. Non posso lavorare a cose alle quali non credo. Per questo torno al mio lavoro, alla mia professione, da semplice cittadino che tifa per la sua città”.


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