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Presentato il progetto del parco archeologico e le altre novità del Novi sad

Polmone verde della città ducale, ancora compreso all’interno delle mura, nei primi anni dell’Italia post-unitaria. E poi ippodromo, autodromo, luogo ideale per grandi kermesse di massa. Nella Modena cambiata dal boom degli anni sessanta, però, l’area verde del Foro Boario aveva perso sempre più la sua identità, un po’ parco, poco fruibile, un po’ parcheggio, buono perché gratuito ma dannatamente congestionato. Dal prossimo luglio, invece, ecco che il Novi Sad recupererà il suo ruolo centrale nella storia di Modena. Merito del parcheggio interrato, il secondo più grande d’Italia, ma soprattutto del Novi Ark, il parco museo archeologico all’aperto su cui saranno ricostruiti oltre cento metri della strada che collegava Mutina, Modena ai tempi dei romani, a Mantova e Verona. I grandi ciottoli di fiume, trovati durante gli scavi per realizzare il parcheggio a quattro metri di profondità, sono stati presi, puliti e ora saranno riposizionati in superficie, insieme alle stele funerarie che fiancheggiavano la strada. Il progetto del Novi Ark è stato ufficialmente presentato alla città, ieri sera, in un Teatro San Carlo gremito, a riprova dell’interesse che l’opera suscita, non soltanto dal punto di vista archeologico. Duemila metri quadri di verde, 13mila nuovi arbusti piantati e oltre 130 alberi a far da cornice ai reperti romani, che racconteranno Mutina, in una sorta di grande aula didattica all’aperto sulla storia della città. Per avere un’idea, sino al 16 settembre, i reperti resteranno in mostra al lapidario di Palazzo dei Musei. Storia e piaceri della modernità, il nuovo museo sarà dotato di caffetteria con tavolini all’aperto, spazi per spettacoli e concerti con tribuna da mille posti. Il mercato del lunedì e la fiera antiquaria invece saranno spostati ma di poco, tra il palazzetto di viale Molza e la Tenda di Monte Kosica.
 
 


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