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La Cgil ha scelto la linea dura annunciando lo sciopero generale. Critiche anche dalle istituzioni

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è affrettato a precisare che la modifica dell’articolo 18 non può identificare da sola l’intera riforma del mercato del lavoro. Che “per poter dare un giudizio bisogna vedere il quadro di insieme” e attendere che il Governo dia “forma legislativa ai provvedimenti”. Ma le reazioni si sono inevitabilmente cominciate a scatenare già da ieri sera, a pochi minuti dall’annuncio con cui il premier Monti ha dichiarato concluse le trattative. E per la maggior parte, come era prevedibile, hanno riguardato gli interventi sulla norma dello Statuto dei Lavoratori relativa alla reintegrazione nel posto di lavoro. La Cgil, dopo aver interrotto il dialogo con il Governo proprio per contrasti su questo punto, oggi ha annunciato un pacchetto di 16 ore di sciopero di cui 8 per uno sciopero generale. E a Modena molte sono state le fermate spontanee dei lavoratori e gli ordini del giorno di Rsu e Rsa aziendali. Domani e venerdì saranno giornate di fermento in numerose realtà produttive della provincia, mentre la Fiom si unisce alla condanna non escludendo la replica del presidio messo in atto ieri di fronte alla Prefettura. Ma a bocciare la modifica dell’articolo 18 è anche Giorgio Pighi. Il sindaco di Modena si allinea alle posizioni del suo omologo bolognese Virgilio Merola e del segretario pd Pier Luigi Bersani, secondo cui sarebbe "grave un atto unilaterale su un tema così delicato", e sottolinea in particolare l’aumento del numero e della durata delle cause, effetto diametralmente opposto rispetto all’obiettivo originario di ridurre il contenzioso. Un’osservazione che l’economista Tito Boeri, ieri a Modena, estendeva anche alle altre proposte di riforma.


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